Transizione energetica: la politica UE su energia e clima

La transizione energetica e la de carbonizzazione del continente europeo appaiono come punti prioritari nell’agenda del nuovo corso della Commissione Europea. Le riforme ambientali ed energetiche rientrano in un grande contenitore che è stato definito European Green Deal, che puntano a sbloccare investimenti privati e contributi statali. Riuscirà questa ambizione ad avere un impatto concreto su energia e clima? La tematica è stata oggetto di approfondimento durante i lavori della Festa della Diplomazia, svoltosi presso lo Spazio Europa- Rappresentanza Italiana Presso La Commissione Europea.

Durante i lavori Enrico Giovannini, portavoce ASviS ha dichiarato:

Viviamo una “guerra”, una guerra i cui effetti sono gli oltre 400.000 morti che abbiamo in Europa a causa dell’inquinamento e della speculazione industriale non sostenibile. Una situazione non accettabile e bisogna chiedersi come si è giunti a tale situazione. Il nostro continente vive il paradosso di essere giuridicamente legato all’economia sostenibile ma nella pratica ancora non si è giunti a tale obiettivo. Il cambiamento climatico e la situazione energetica mondiale è il più grande fallimento sperimentato, perché il mondo rischia danni immensi entro alcune date quali il 2030 e il 2050. Siamo gli unici colpevoli e la nostra scarsa lungimiranza non ha generato solo danni ambientali ma anche un fallimento occupazionale. Sapevamo delle problematiche attuali da cinquanta anni e nonostante ciò non abbiamo prodotto alterità. L’attuale capitalismo deve adeguarsi ad un sistema economico verde al quale non siamo pronti. Nell’adeguarsi, tale sistema deve anche cambiare dal punto di vista fiscale. Questa visione necessità di nostre proposte chiare e determinate sul nostro futuro”.

 

Particolarmente atteso è stato l’intervisto di Luca Schieppati, Managing Director TransAdriaticPipeline ( TAP Italia):

Il TAP è un corridoio che parte dal bacino del Caspio e dall’Azerbaigian e porta il gas prima attraverso i Balcani e poi in Europa. L’Italia e l’Europa necessitano di gas e tale combustibile genera sostenibilità, perché è il meno impattante per il clima. In Nord Africa ci sono una serie di criticità geopolitiche ed economiche che preoccupano coloro che s’interessano di energia e piani energetici nazionali. E’ necessario incrementare le importazioni di gas dall’estero. Considerato che il gas è molto meno inquinante del carbone e di altre fonti è importante dedicare attenzione a questa risorsa. Il gas è cresciuto in consumi del 4.6% quest’anno, a differenza del carbone. Una strada da percorrere per la transizione energetica poiché il gas è competitivo e genera occupazione specialistica in cui l’Italia è leader. La competitività delle fonti è un elemento importante su cui dobbiamo lavorare. Non dimentichiamo che oggi le famiglie italiane utilizzano, tra le varie fonti, il gas con la percentuale dell’80% . Non dimentichiamo l’importanza del gas compresso che può divenire un’ulteriore fase della transizione energetica. Il biogas è ad impatto quasi zero e va diffuso nel nostro sistema paese. Il biometano è un esempio di economica circolare su cui dobbiamo continuare ad investire. Cerchiamo di lavorare in modo coordinato in modo da garantire il giusto percorso verso la decarbonizzazione.

 

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