Pmi inglesi in fuga verso l’Olanda dopo la Brexit

La Brexit continua a preoccupare le piccole e medie imprese del Regno Unito. Le impresi anglosassone per recuperare gli affari economici e continuare ad intrattenere legami di business con il continente europeo iniziano a guardare con attenzione all’Olanda. A preoccupare è soprattutto l’attività legata elle esportazioni che in Europa sono diventate più complicate a causa dei controlli alla dogana, dei costi burocratici aumentati e dell’Iva che viene riscossa al confine.

In un recente approfondimento economico commerciale pubblicato dallo storico quotidiano The Guardian, viene evidenziato di come le società di logistica olandesi sono state inondate di richieste di aiuto e contemporaneamente il numero di società britanniche alla ricerca di una sede in Olanda è raddoppiato negli ultimi 18 mesi. L’Agenzia olandese per gli investimenti esteri (NFIA) ha un elenco di oltre 500 aziende internazionali che stanno valutando di investire nella nazione in seguito alla Brexit, e la metà di queste sono società britanniche. La dinamica commerciale e geostrategica è di semplice comprensione e sostanzialmente l’Europa con i suoi con i suoi 500 milioni di consumatori, rimane il principale partner commerciale del Regno Unito. Le imprese britanniche non vogliono perdere questo patrimonio.

La Gran Bretagna ha esportato 294 miliardi di sterline di beni e servizi nel 2019, secondo le statistiche ufficiali, e il 43% del commercio nel Regno Unito. Le imprese del Regno Unito vogliono continuare ad intraprendere relazioni economiche e sviluppare nuove opportunità commerciali con l’Unione Europea e stanno approfondendo le dinamiche geopolitiche e i rapporti strategici che possono intrattenere con i propri vicini. Trasferirsi in Olanda o anche solo organizzare la propria logistica e lo stoccaggio con i propri magazzini è una soluzione ideale in quanto il porto di Rotterdam è da sempre una delle porte dell’Europa per le merci britanniche e globali. Rotterdam è al giorno d’oggi di vitale importanza per l’economia olandese: il suo porto, con i suoi 105 chilometri quadrati, le sue fiorenti industrie petrolchimiche e l’intenso traffico di cargo e containers, è il più grande porto d’Europa. Tale porto fino al 2004 è stato anche il più grande porto al mondo.

Le imprese britanniche vogliono continuare a fidelizzare i clienti europei e non vogliono far gravare sui consumatori europei i maggiori costi di spedizione e dell’Iva per ricevere gli articoli ordinati. In base alle regole delineate nell’accordo Brexit, i prodotti non fabbricati in Gran Bretagna sono soggetti a tariffe quando riesportati dal Regno Unito nel mercato europeo. Dinamiche commerciali che preoccupano anche le istituzioni europee che vogliono continuare a studiare la modalità di azione strategiche nei confronti dei partner anglosassoni. A tal riguardo, la Commissione Europea ha avallato la proposta di estendere fino al 30 aprile l’applicazione provvisoria dell’accordo post-Brexit di commercio e cooperazione (TCA), per dare il tempo necessario al Parlamento Europeo e al Consiglio di tradurre, revisionare e ratificare l’accordo di Natale con il Regno Unito.

Approfondimento di Domenico Letizia pubblicato dal Think Tank “Imprese del Sud“.

 

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