Marocco: politiche idriche e accesso all’acqua

Da poco si è tenuto in Marocco un tavolo nazionale di lavori dedicati al Programma nazionale per l’approvvigionamento di acqua potabile e per l’irrigazione 2020-2027. Ai lavori ha partecipato anche Mohammed VI, re del Regno del Marocco. Si deve proprio all’agenda del governo del sovrano l’idea di sviluppare e incrementare un progetto idrico ed idraulico che copra tutte le regioni del Regno, importanza confermata anche dai Ministeri.

Durante i recenti lavori, tra gli altri, hanno partecipato anche il Ministro dei trasporti e della logistica e il Ministro dell’agricoltura e della pesca marittima. I temi legati all’accesso, alla valorizzazione e all’approvvigionamento dell’acqua sono molto importanti per le politiche del Regno. L’acqua dal 2010 è ritenuta un diritto e tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite sono obbligati a riconoscere e accettare il diritto umano all’acqua e ai servizi sanitari. Ogni governo nazionale è tenuto a preparare un piano d’azione nazionale per la realizzazione del diritto all’acqua e all’igiene e di elencare i risultati al Comitato delle Nazioni Unite sui diritti economici, sociali e culturali.

Il Marocco, che sta lavorando all’implementazione della propria diplomazia, non vuole deludere anche in tale settore. Le priorità che il sovrano ha deciso di porre all’attenzione di tutto il governo sono: il miglioramento dell’approvvigionamento idrico, la costruzione di nuove dighe, la gestione della domanda di acqua nel settore agricolo, il rafforzamento dell’accesso alla rete idrica di acqua potabile anche nelle zone rurali, il riutilizzo e la lotta allo spreco delle acque reflue e la creazione di sistemi di comunicazione e sensibilizzazione per rafforzare la consapevolezza sociale dell’importanza delle risorse idriche, lottando contro gli sprechi dell’utilizzo dell’acqua.

Il Paese sta puntando anche alla riqualificazione e alla commercializzazione sostenibile delle proprie coste e del proprio mare. Il Marocco, dotato di 3.500 chilometri di costa, di cui 500 sul versante Mediterraneo ed i restanti sull’Oceano Atlantico, si caratterizza per uno spazio marittimo di circa 1,2 milioni di chilometri quadrati, considerato tra i più pescosi al mondo. Dai dati dell’Ufficio Nazionale della Pesca, il Paese si colloca al primo posto in Africa nel comparto ittico, attestandosi nei primi venti della graduatoria mondiale.  La principale specialità ittica marocchina è la pesca della sardina, di cui il Paese è il primo esportatore mondiale. L’ONP dichiara che la zona economica esclusiva del Marocco si caratterizza per una grande diversità delle risorse ittiche, con 500 specie, di cui solamente 60 sono sfruttate.

Il settore della pesca svolge un ruolo importante nell’economia del Marocco, con un volume di oltre un milione di tonnellate, quasi 700.000 addetti diretti ed indiretti ed un’incidenza sul PIL compresa tra il 2 ed il 3 %. Un settore importante nel Paese che il governo vuole valorizzare e tutelare per evitare la nascita di problematiche legate all’accesso al «sistema ittico».

Nel contesto della valorizzazione della blue economy del Regno, importanza strategica, legata al mare è alle coste, assume il turismo. Analizzando solo i flussi turistici italiani che si recano nel Paese, l’Italia rappresenta il quinto mercato strategico come bacino di utenza turistica. In base ai dati statistici pubblicati dall’Observatoire du Maroc gli arrivi di turisti italiani in Marocco hanno registrato un aumento negli anni 2016 e 2017, incremento che risulta ancora più marcato se confrontato con il corrispondente periodo del 2010 (+ 17%). Il turismo e l’eco turismo sono elementi che il Marocco vuole valorizzare. Nel Mediterraneo, sul fronte delle energie rinnovabili, dei servizi legati al Mare e dell’accesso idrico, il Marocco sta lavorando per divenire Paese all’avanguardia, e non solo in Africa.

Una leadership testimoniata dalla presenza a Rabat del Centro per i cambiamenti climatici, voluto dal governo marocchino per accompagnare il processo di transizione verso lo sviluppo sostenibile sia in Marocco che a livello continentale. Il Centro è stato incaricato dall’Unione Africana di offrire consulenza nelle aree di maggior criticità ambientale dell’Africa, dal bacino del fiume Congo alla fascia del Sahel. La tutela dell’acqua, del Mare e del patrimonio ecologico diventano priorità anche in Nord Africa, un aspetto essenziale della nostra attualità che sta unendo numerosi paesi del Mediterraneo.

Approfondimento di Domenico Letizia pubblicato dalla Rivista “Babilon“.

 

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