L’inquinamento e gli assembramenti sociali cambiano il futuro delle metropoli

Le metropoli del nostro globo diventano un problema per la stabilità sociale, ambientale e sanitaria. Le grandi città devono completamente ripensare la propria funzione. Nell’attualità caratterizzata dall’emergenza sanitaria, le grandi città diventano luoghi pericolosi per gli assembramenti, che stanno divenendo illegali, e per la non corretta gestione dei servizi urbani quali mobilità, trasporti, rifiuti, impatto ambientale. Nel prossimo futuro vivere in una metropoli potrebbe divenire non solo svantaggioso ma addirittura pericoloso per la salute umana, un catalizzatore eccellente di patogeni, come già accaduto con la diffusione del coronavirus. Le metropoli devono rivedere il proprio ruolo divenendo città a misura di ambiente, intelligenti, collegate e sostenibili: divenire smart city.

Recentemente, il Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) e l’Istituto Nazionale di Urbanistica (Inu) hanno siglato un accordo quadro, volto a promuovere la sinergia fra le due istituzioni, creando occasioni di confronto, di sviluppo e approfondimento relativamente a tematiche di ricerca di particolare rilievo per lo sviluppo e la diffusione di nuove tecnologie di conoscenza della città, di progettazione e di pianificazione urbanistica. Il documento d’intesa è la naturale conseguenza del progetto strategico Urban Intelligence, presentato nel Piano triennale di attività 2018-2020 del Cnr, il quale si propone di “ampliare il concetto di Smart City con la costruzione di Gemelli Digitali”, ovvero copie virtuali degli agglomerati urbani, in grado di prevederne le evoluzioni e testare l’efficacia di soluzioni innovative.

Sul fronte della mobilità nelle grandi città, l’Italia guarda con favore ai trend internazionali e alle nuove logiche adottate oltreconfine: veicoli a zero emissioni sostituiranno quelli a combustibile fossile, le auto a guida autonoma trasformeranno gli spostamenti in tempo libero, l’uso avanzato dei big data cambierà il modo in cui i servizi di mobilità saranno pensati, programmati e offerti agli utenti. Secondo la Commissione europea, per essere considerata smart una città deve sfruttare le nuove tecnologie per utilizzare al meglio le risorse e ridurre le emissioni. Deve sviluppare reti di trasporto urbano sostenibili, sistemi di approvvigionamento idrico e smaltimento dei rifiuti efficaci, soluzioni per l’illuminazione e il riscaldamento più efficienti. La preoccupazione maggiore di molte amministrazioni, inerente l’utilizzo dell’IoT per il passaggio alla Smart City, riguarda gli ingenti investimenti che questo comporterebbe.

In realtà una soluzione a questo problema potrebbe venire dalle risorse già presenti nella città, come l’installazione di sensori a basso costo e ridotto consumo energetico installati su autobus o lampioni.

Ulteriore agevolazione potremmo trovarla nell’open sourcing dei dati acquisiti dei sensori attraverso il cloud, ovvero la condivisione di di dati aperti, che sviluppatori indipendenti o aziende, potrebbero utilizzare per la creazione di applicazioni utili alla società. Non solo gli enti pubblici, ma anche le aziende devono fare loro parte. Sfruttando a dovere le nuove tecnologie, infatti, i produttori devono diminuire i costi per la ricerca, ottimizzare i processi di ideazione e sviluppo di nuovi prodotti ed entrare in nuovi mercati spendendo cifre più basse. Il futuro vuole l’abolizione degli orari di punta e degli assembramenti sociali e le città devono ripensare il proprio ruolo per non divenire un problema, non rinviabile, per tutto il contesto regionale e per le periferie.

Articolo di Domenico Letizia pubblicato dal quotidiano “L’Opinione delle Libertà“.

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