L’incognita della tecnologia al servizio dell’uomo

Il fenomeno dell’Intelligenza Artificiale, l’immensa crescita e i grandi interrogativi dello sviluppo tecnologico pongono una serie di preoccupazioni attuali legate all’emergere dell’incubo totalitario e alla de classificazione dell’essere umano come oggetto della tecnologia. Motivazioni che risiedono nell’approccio sociale, politico, culturale ed antropologico della nostra post-modernità e soltanto interrogando la storia possiamo tentare di analizzare quello che sarà il fenomeno nell’immediato futuro. L’emergere della rete, dei social network e della società in rete è un fenomeno che nasce nella cultura USA e partendo dal continente americano si è diffusa in tutto il globo. Possiamo approfondire il rapporto uomo-tecnologica tentando di comprendere il legame filosofico e antropologico che lega l’essere umano ai nuovi fenomeni sociali, quali appunto l’avvento della società in rete, e il dominio dall’Intelligenza Artificiale. La storia degli Stati Uniti è legata alla resistenza dei coloni alla riforma imperiale britannica. Ogni colonia, attraverso le dispute locali, condivideva gli antagonismi all’impero in una spirale che metteva in discussione ogni autorità del governo. Fu Thomas Paine ad esprimere, nel gennaio del 1776, lo spirito americano e il rapporto con Giorgio III. In Common Sense, Paine liquidò il Re come “Royal Brute” e richiese l’immediata indipendenza dell’America. Common Sense fu il libro più sovversivo e popolare di tutto il periodo rivoluzionario. Nel solo 1776 ne furono pubblicate venticinque edizioni. Paine accantonò i tradizionali retorici di persuasione desinati a gentiluomini istruiti, per raggiungere invece nuovi lettori nel mondo degli artigiani e delle taverne di città. Diversamente da altri scrittori, il rivoluzionario americano tenne presente che i suoi lettori conoscevano solo poche pubblicazioni. Nonostante le critiche rivoltegli per l’uso del linguaggio e la rozzezza delle sue metafore, egli seppe mostrare alla gente comune che, in passato non si era mai realmente interessata alla politica, le belle parole e le citazioni latine non contavano più tanto, quanto la semplice rivelazione dei sentimenti. Un paradigma riconducibile a quello che ha generato la società in rete e la rivoluzione della tecnologia, legata all’intreccio digitale, nella nostra società. Tale rivoluzione parte proprio nel contesto americano. Durante gli anni di Thomas Paine, gli americani avevano cominciato una strana rivoluzione che a prima vista non è facile comprendere. Una serie di leggi commerciali e di imposte non sembra poter giustificare la necessità dell’indipendenza totale e anche se nel 1776 la maggioranza degli americani condivideva le idee di John Adams di trovarsi “nel mezzo di una rivoluzione completa, la più inaspettata ed eccezionale fra quante avvenute nella storia delle nazioni“, la loro rivoluzione sembrava legata a tematiche economiche e non filosofiche. Non era così. La rivoluzione generò la repubblica e il repubblicanesimo. Il repubblicanesimo colpiva al cuore la società tradizionale, in cui fondamentali erano l’ereditarietà, il clientelismo e la dipendenza. Obiettivo era evitare che il governo spillasse denaro al popolo, concedesse monopoli, evitare il contrasto ad idee religiose diverse, la distribuzione delle cariche e tutte quelle azioni che “distruggono la vitalità morale di un popolo“. Il repubblicanesimo prometteva una società nella quale i rapporti si sarebbero basati sulle capacità individuali, sull’uguaglianza dei cittadini indipendenti, legati tra loro dall’azione sociale e dall’armonia.

Pur basandosi sulla proprietà individuale si rifiutava l’egoismo e si propugnava un sistema morale basato sulla coesione sociale e sulla dedizione al bene comune.

Tale approccio ricorda qualcosa? Sembra di star analizzando le speranze dell’avvento della società in rete, del capitalismo informazionale e del benessere frutto della diffusione tecnologica. L’avvento del Personal Computer fu dovuto ai rapidi sviluppi tecnologici che si verificarono durante tutto il corso degli anni 70 del Novecento. L’impatto di tale strumento sulla generazione dei giovani americani, in un clima di forte contestazione e critica culturale, fu davvero emotivo e affascinante. La visione e la prospettiva di un uso alternativo del computer, partì dalla costa occidentale degli Stati Uniti insieme con la contestazione giovanile e la diffusione degli ideali libertari della controcultura californiana. I teorici di tali elaborazioni contro-culturali videro nell’informatica e nella diffusione del personal computer lo strumento di liberazione individuale capace di contrastare il centralismo istituzionale, il predominio burocratico dello stato e dei grandi sistemi industriali, macchine che aiutassero a liberare la gente e non a controllarla. Il leader della controcultura psichedelica, degli anni 70 e 80, Timoty Leary definì il personal computer l’ LSD degli anni 90, poiché tale strumento incorporava le utopie libertarie californiane, uno strumento alla portata della gente e non di esclusiva pertinenza di élite di tecnici specializzati ed esperti. Entusiasmando i sostenitori di un’ informatica libertaria Leary dichiarò: “Se vogliamo restare liberi dobbiamo far sì che il diritto di possedere elaboratori digitali diventi inalienabile quanto la libertà di parola e di stampa garantiti dalla Costituzione Americana”. Si diffuse l’idea del Personal computer, personal freedom. Con l’avvento della rete si aprì una discussione sulle capacità di creare nuovi modelli di socialità, in tale trama al di fuori della vita reale prendevano corpo inedite e rivoluzionarie forme di aggregazione, le cosiddette “Comunità Virtuali”, caratterizzate dagli spazi della rete, un momento di rottura radicale con i modelli di socialità basati sulla territorialità e sui legami interpersonali di tipo tradizionale. I riscontri più significavi del pragmatico rapporto tra libertà, mobilitazione e rete si è avuto con la nascita dei movimenti di protesta contro la globalizzazione, data importante è quella di Seattle, sempre negli Usa, nel dicembre del 1999. Attraverso la rete sono circolate le informazioni di carattere generico come i calendari delle iniziative, ma anche raccolte articolate come i dossier, la documentazione autoprodotta, le attività svolte e le denunce contro la repressione della polizia. La nascita del personal computer e il successivo avvento di internet oltre a trasformare i rapporti da logiche di comunicazione verticistiche a logiche orizzontali, definite a rete, ha dato possibilità al malessere studentesco e giovanile intrinseco di controcultura, di esplodere e di imporsi sulla scena politica internazionale, una rivoluzione digitale tutt’ora in corso, con pericoli e nuove, continue, scoperte di socialità alternative.

Gli interrogativi sul futuro dell’intelligenza artificiale e sul rapporto uomo tecnologia possono trovare soluzione nell’analisi sociale che sta vivendo la società americana. Nel 1776, le nuove comunità repubblicane di cittadini indipendenti erano unite da un’ideale che animava la gente. La storia però dimostrava che le repubbliche erano instabili, soggette alle fazioni e ai disordini interni. Diversamente dalle monarchie, in cui il potere esecutivo e i numerosi ceti dipendenti imponevano l’ordine pubblico anche a una popolazione numerosa e varia, le repubbliche dovevano essere cementate dal basso, dal popolo stesso. Le funzioni e i collegamenti in rete dell’attualità sono anche il frutto dei sentimenti cementati dal basso, dal popolo stesso e dalle esigenze di allontanarsi dalla realtà. Il repubblicanesimo era radicale proprio perché esigeva dal popolo un grado straordinario di virtù morale, una deduzione altruistica al bene comune. Jefferson scriveva che “la dipendenza genera servilismo e venalità, soffoca il germe della virtù e appronta strumenti adatti ai disegni dell’ambizione“. I cittadini dovevano essere patrioti nell’ottica di essere liberi dal controllo altrui. Il repubblicanesimo, così come fu idealizzato da Jefferson, lasciò il suo segno su tutto il movimento rivoluzionario, ed è perfino giunto a ispirare molte attuali credenze americane e valori umani e sociali come la visione dell’avvento della rete e della tecnologia.

La risposta al futuro dell’utilizzo e l’indipendenza dagli strumenti tecnologici e digitali risiede nella filosofia e nella visione sociale, antropologica ed esistenziale che lo strumento consegnerà: emancipazione oppure dipendenza? Sono convinto che una risposta accettabile e non demagogica o totalitaria (come quella della Cina o dell’Iran in rapporto a twitter e alle manifestazioni), possa venire proprio dalla società americana. La sovranità individuale resta un pilastro ma la non socialità umana può far generare nuove forme di dipendenza volontaria, trasformando l’individuo in uno schiavo della tecnologia. Dall’emancipazione in rete allo schiavismo digitale può essere davvero questione di decenni.

Approfondimento di Domenico Letizia pubblicato da “Periodico Italiano Magazine“.

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