Le imprese italiane all’estero smentiscono il protezionismo statico

Nella fase politica ed economica attuale che vede il riemergere di antiche proposte social-economiche legate al protezionismo, alla chiusura dei mercati e alla visione provinciale del capitalismo è importante interrogare le imprese e comprendere quali sono invece le priorità e le visioni dei nostri imprenditori nei vari mercati europei, capire le esigenze degli italiani che sono all’estero per amplificare la portata del proprio mercato. In un contesto politico dominato dalla non conoscenza dei principi economici e culturali che sono alla base di chi decide di guardare ad altri mercati è importante tentare, con dati concreti e specifici, di analizzare dove e come si stanno innescando meccanismi commerciali e di cooperazione economica. Capire dove i nostri imprenditori e gli italiani decidono di cercare una “nuova fortuna” all’estero. Grazie alla nascita di consorzi istituzionali, legati alle strutture internazionali e ai point delle Camere di Commercio estere aumenta la presenza di aziende matricole le quali finora non avevano mai esportato o lo avevano fatto in modo occasionale, ma che iniziano ad avere l’opportunità di essere rappresentate sui più importanti mercati internazionali. Il 2018 e il 2019 ha visto il particolare protagonismo del rapporto tra meridione italiano e Repubblica di Moldova. Un ottimo lavoro è stato svolto dal Point della Camera di Commercio Italo Moldova di Barletta, il cui referente è l’imprenditore Luigi Caruso. Nel corso del 2018 e durante i primi mesi del 2019 il Point della Camera di Commercio  ha svolto numerose iniziative sul territorio del centro e sud Italia per la conoscenza delle eccellenze italiane nella Repubblica di Moldova e la promozione del turismo. Tale lavoro ha permesso a numerose realtà italiane di poter conoscere il mercato moldavo e affermarsi. L’Agenzia mondiale del vino ha registrato che il settore vitivinicolo conta per più del 20% del Pil del Paese della giovane Repubblica post-sovietica. Incentivare la collaborazione tra i produttori storici italiani e quelli moldavi, unire tradizione e tecnologia, sapere e modernità, non può che giovare alle aziende di entrambi i Paesi, diffondendo un patrimonio culturale, sociale ed enogastronomico utile a rafforzare le relazioni diplomatiche ed economiche.

Altro paese fenomeno è il paese delle aquile, l’Albania. I dati statistici parlano chiaro: da 2 milioni di turisti, l’Albania è passata a circa 5 milioni nel corso di questi ultimi anni. E si stima che, entro il 2028, questo valore salga a più di 6,6 milioni. L’Albania necessita di ammodernare il proprio impianto logistico e di trasporto per adeguarsi ai crescenti flussi commerciali e turistici provenienti dall’Europa. I trasporti pubblici in Albania non sono l’emblema dell’efficienza: gli autobus percorrono, con molti disagi, solo alcune tratte e spesso i Paesi meno turistici sono serviti una o due volte al giorno. Anche i treni non sono sufficientemente diffusi durante l’arco della giornata e non collegano tutto il territorio nazionale. Secondo i dati elaborati e analizzati dall’Istituto di Statistica Albanese, un turista straniero spende in media 53 euro al giorno nel Paese delle aquile. Per un soggiorno di circa 4 giorni, i turisti italiani amano spendere qualche euro in più. Si calcola, infatti, circa 81 euro di media. Inoltre, gli italiani amano principalmente soggiornare in hotel piuttosto che in ostelli o pensioni. Il mese più affollato e caro per quanto concerne una vacanza in Albania è agosto e il governo albanese prima dell’avvio del periodo estivo sta puntando molto a rendere ottimali i servizi per i turisti. Il rapporto con l’Italia è privilegiato. Complice anche la vicinanza e la lingua italiana, diffusamente parlata, l’Albania si prepara a catturare l’attenzione del suo partner più strategico, l’Italia e del comparto turistico internazionale interessato non solo alle spiagge, ma anche alle altre risorse del Paese, come arte, archeologia, gastronomia tipica e vino di qualità. L’attenzione è, dunque, incentrata anche sullo sviluppo dell’enoturismo e punta ai vitigni autoctoni. “La legislazione per gli investimenti strategici prevede una serie di agevolazioni fiscali, come il 6% di iva per servizi forniti da marchi commerciali registrati a livello internazionale e ristoranti all’interno di strutture ricettive certificate come gli agriturismi” ha dichiarato l’onorevole Taulant Balla, leader del gruppo parlamentare socialista, durante la conferenza stampa dello scorso aprile al Palazzo del Parlamento di Albania.

Sempre dai Balcani, altro paese di estremo interesse è il Kosovo. Negli ultimi anni, l’industria delle costruzioni è diventata uno dei settori più importanti che ha contribuito alla crescita economica del Kosovo. Oltre a essere state costruite nuove abitazioni e ad aver provveduto al ripristino e allo sviluppo delle infrastrutture stradali, il Kosovo sta costruendo infrastrutture di collegamento con i più importanti corridoi internazionali in Macedonia, Albania e Serbia, il che sta aumentando il potenziale economico per il Kosovo. L’industria di autoricambio in Kosovo, nel 1960, era guidata da tre rinomate imprese, come la Fabbrica degli Ammortizzatori, Ramiz Sadiku (ex Zastava) e la Fabbrica degli Accumulatori a Trepça. Tra il 1989 e il 1990, la Fabbrica degli Ammortizzatori produsse 3,3 milioni di unità all’anno per marchi globali e contava oltre 1.500 dipendenti. A seguito delle circostanze politiche degli anni ‘90, i produttori kosovari di quest’industria automobilistica hanno affrontato enormi problemi finanziari. Sebbene la produzione effettiva di queste imprese sia ancora considerata bassa, i rapporti rinnovati con i partner tradizionali sono un buon segnale per uno sviluppo futuro di questo settore. La tecnologia esistente, la grande capacità e le conoscenze soddisfacenti consentono all’industria di autoricambio di produrre e supportare qualsiasi POP (Produttore Originale delle Parti di ricambio), con parti di ricambio a un costo competitivo. Inoltre, la tendenza a spostare la produzione nell’Europa centrale e orientale rende l’industria dell’autoricambio del Kosovo ancora più interessante per gli investitori o i partner che vogliono approfittare delle crescenti opportunità nella Regione. Quello del Kosovo è un mercato tutto da scoprire le per nostre eccellenze e qualcuno inizia a guardare con interesse tale realtà, anche con mercato di partenza per tutta la regione balcanica.

Invece, volendo guardare al sud del Mediterraneo, sono innumerevoli gli imprenditori italiani che operano nell’isola di Malta. L’isola vive da sempre il pregiudizio fiscale e l’accusa di essere un Paese del riciclaggio e dell’evasione. La realtà è ben diversa. Malta, è pienamente integrata nella Comunità Europea, dal 2004. L’isola non è in alcuna Black list, avendo aderito a tutti i trattati europei riguardati lo scambio d’informazione fiscale, l’antiriciclaggio, le norme sulla concorrenza e sulla privacy. Sono stati stipulati ben 72 trattati per evitare la doppia imposizione con altri Stati Sovrani e le procedure per l’apertura e l’operatività di società sono trasparenti e veloci, ma senza lasciare spazio ad interpretazioni opache. Come ben descritto da Sergio Passariello, blogger, consulente aziendale, presidente della Ong MACTT (Mediterranean Academy of Culture, Tourism and Trade di Malta) e profondo conoscitore dei legami tra l’Italia e Malta, la “legislazione è basata sul common law, di derivazione anglosassone, quindi il panorama delle leggi e dei regolamenti hanno più certezza e meno interpretazione. La lingua inglese, che è nazionale, facilità enormemente gli scambi commerciali e la capacità di dialogo. Un sistema educativo ed universitario che ha recepito completamente la Convenzione di Bologna, pone l’Isola nella condizione di poter diventare un ottimo hub educational. Malta è membro effettivo del Commonwealth, oltre che essere in Europa, un mercato che conta 2,5 miliardi di cittadini, che parlano la stessa lingua, che si basano sugli stessi principi sociali e legali”. Importante sottolineare che i benefici concessi a chi investe a Malta sono stati negoziati con l’Unione europea ed hanno superato l’esame dell’Ocse. Non si tratta di speculazione sulla tassazione e concorrenza sleale con gli altri Paesi, l’aliquota media è del 35 per cento, ma si tratta di un incentivo fiscale che restituisce ai soci, parte della tassazione, per aver investito nello Stato maltese. Incentivi fiscali che nelle diverse modalità ogni Stato aderente all’Ue stabilisce in relazione agli investitori stranieri, quindi nulla di illegale e opaco. Inoltre, secondo i recenti dati 2018 pubblicati dal National Statistics Office, l’ufficio nazionale di statistica maltese, gli investimenti per opera di stranieri sono incrementati di 448 milioni di euro rispetto allo stesso periodo del 2017. Più dell’80% di tali investimenti proviene dalla finanza e dalle assicurazioni. Nel 2017 Malta si è classificata terza in Europa per tasso di disoccupazione più basso, pari al 4%, rispetto ad una media dell’Eurozona pari al 9,1%. Positivo anche il dato sulla disoccupazione giovanile, registrata al 10,3% tra i giovani con meno di 25 anni contro una media europea del 18,9%. L’economia maltese è altamente terziarizzata. Oltre un quarto del Pil è legato al turismo, seguito da servizi finanziari (circa il 15%) e gioco on-line (12%). Altri settori di attività prevalenti sono i servizi marittimi e di navigazione, il comparto del trasporto aereo, quello medico-sanitario e farmaceutico.

Altri progetti interessanti, che abbiamo già analizzato e sviscerato, riguardano quelli del rapporto alimentare legato ad innovazione, tutela e ri-scoperta dei grani antichi del Mediterraneo, un progetto che lega intimamente molte regioni del nostro bacino ma che per ora trova forza nella intensa cooperazione tra Italia e Tunisia. I Rotary Club Latina, Roma Cassia e  Tunisi Méditerranée con il supporto dell’associazione Slow Food Tebourba e l’associazione Irada per la famiglia rurale e le artigiane, hanno dato vita ad un circuito economico circolare legato ai grani antichi tunisini, varietà mahmoudi, schili, biskri, attraverso la valorizzazione di tutta la filiera. Il 3 dicembre 2016 si è tenuta la prima riunione, presso l’Associazione Slow Food Tebourba, in un locale di proprietà dei fratelli Nabil Ben Marzouk e Marzouk Mejri. Grazie all’azione del network costituitosi, guidato dall’ingegnere Franz Martinelli, il locale è stato ristrutturato per farne un forno per la produzione e vendita del pane e dei prodotti derivati ed è stato realizzato anche  un magazzino per lo stoccaggio dei grani e dei trasformati. Un lavoro intenso che coinvolge protagonisti imprenditoriali, contadini e artigiani tra Italia e Tunisia e che ha riscontrato un’importanza particolare anche durante il Festival “Cerealia”, svoltosi a Roma e non solo. La manifestazione culturale annuale ispirata ai “Vestalia e Ludi” di Cerere dell’antica Roma, ha valorizzato lo scambio e l’arricchimento interculturale tra i Paesi del Mediterraneo, incentrando gli appuntamenti sui temi di cultura, alimentazione, ambiente, territorio, società, economia e turismo. La manifestazione è stata promossa dalla Rete Cerealia Festival che, grazie alla collaborazione di numerosi partner istituzionali e privati, promuove la condivisione delle sfide comuni a livello di cluster regionali tra i popoli che si affacciano sul mare nostrum, stimolando lo sviluppo di modelli sostenibili di economia circolare e sposando quindi anche il modello globale della blue economy. Il collegamento con il Mediterraneo dà alla manifestazione un respiro internazionale, valorizzando lo scambio interculturale e gemellando ogni anno la festa con un Paese diverso come simbolo del pluralismo culturale che rappresenta, sin da tempi remoti, una caratteristica del bacino del Mediterraneo: per il 2019 è partner la Tunisia.  Durante l’evento di apertura ufficiale del festival si è avuto il passaggio del testimone al Paese ospite 2019, da Malta alla Tunisia, alla presenza degli Ambasciatori di entrambi i Paesi, ed eventi collaterali, tra installazioni artistiche, dibattiti e l’azione scenica “Didone Regina di Cartagine”. Importanti anche i messaggi di collaborazione per il rafforzamento del dialogo nel Mediterraneo, partendo dal cibo di qualità e dall’idea delle cucine del Mediterraneo, provenienti dall’Ambasciatore di Malta in Italia Vanessa Frazier e dall’ Ambasciatore di Tunisia in Italia Moez Sinaoui.

Altri e innumerevoli progetti sono avviati e da avviare nel Mediterraneo, in Marocco, in Grecia, in Slovenia e in tutta la costa nord dell’Africa. La realtà imprenditoriale della nostra penisola ci mostra un protagonismo internazionale delle nostre imprese, un’idea di innovazione e di fare impresa lontanissima dell’idea di chiusura e protezionismo su cui molti esponenti della politica stanno puntando negli ultimi mesi.

Gli imprenditori del nostro paese risultano essere nuovamente più avanti delle attuali classi dirigenti e politiche nell’idea di scambio e cooperazione.

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Approfondimento di Domenico Letizia pubblicato dal “Periodico Italiano Magazine“.

 

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