Le fake news colpiscono ancora: Cipro non ratifica il CETA

Il mondo sembra virare verso la chiusura e il protezionismo e un parametro di quello che sta avvenendo a livello internazionale lo possiamo monitorare con gli accordi di libero scambio e con la cooperazione con paesi che da sempre vantano modelli di azione politica ed economica rispettosi della democrazia e delle libertà economiche. Con 37 voti contrari e 18 favorevoli, il Parlamento dell’isola di Cipro ha detto “No” al trattato di libero scambio fra UE e Canada. Tutti i partiti, ad eccezione della destra, hanno votato contro il CETA, opponendo diverse motivazioni: dai rischi del tribunale ICS, costruito per permettere giuridicamente di poter intervenire in materia di controversie internazionali, alla presunta mancata protezione dei prodotti tipici, esposti alla presunta pirateria alimentare d’oltreoceano. A Cipro tutto sembra nascere da motivazioni culturali e gastronomiche. Sulla stampa nazionale del paese, non si fa che discutere di un prodotto di eccellenza: il formaggio.

Lhalloumi è un formaggio tipico dell’isola di Cipro. Nel 2015, la Repubblica di Cipro e la Repubblica Turca di Cipro del Nord hanno depositato presso l’Unione europea la richiesta congiunta di far dichiarare l’halloumi come prodotto DOP dell’isola di Cipro. L’halloumi è tradizionalmente prodotto con latte di pecora o capra, ma a causa delle enormi richieste destinate all’esportazione, diretta soprattutto verso il Regno Unito, la repubblica di Cipro produce il formaggio prevalentemente con latte di mucca per lo più importato. Tale approccio sta generando problemi nello stesso ottenimento del marchio europeo. Il formaggio halloumi è stato il simbolo della battaglia di Cipro contro il CETA. Una vertenza sviluppatasi più per demagogia politica che per concretezza commerciale. Se veniamo ai dati macro e micro economici e all’export tra Cipro e Canada possiamo comprendere anche l’importanza della cooperazione tra i due paesi e del CETA. Nel piccolo contesto economico di Cipro sono 40 le attuali aziende che commerciano con il Canada, il valore delle esportazioni cipriote in Canada è di ben 41 milioni di euro e 12 milioni di euro è il valore delle importazioni di Cipro dal Canada. Una bilancia commerciale molto favorevole per Cipro che senza il CETA potrebbe rischiare di saltare.

In seguito all’accordo con l’Unione Europea, di cui Cipro è membro, il Canada ha introdotto un nuovo sistema di riconoscimento legale per le Indicazioni Geografiche che offre ai titolari (i Consorzi di Tutela) la possibilità di depositare direttamente una domanda di protezione in Canada per alimenti o vini e alcolici, un’opzione che prima del CETA non esisteva. Il CETA, in realtà, già prevede che le nuove denominazioni possano essere aggiunte alla lista dei prodotti certificati tramite un negoziato tra le parti, cioè tra Unione europea e Canada, ma il nuovo regolamento sui marchi introduce un sistema di autorizzazione aperto e offre una procedura “privatistica”, più agile e veloce, con cui i consorzi possono iscrivere le loro produzioni in un apposito registro di indicazioni geografiche da tutelare.

Paradossalmente, la scelta di Cipro potrebbe generare problematiche non solo con il mondo delle piccole imprese dell’isola legate all’export, facendo calare l’attenzione d’oltreoceano sul formaggio halloumi e introducendo nuovi dazi, ma generare danni a tutta la comunità europea per la scelta intrapresa.

Una decisione che ha innescato problematiche anche all’interno della stessa maggioranza di Cipro. Il ministro delle finanze cipriota Konstantinos Petridis ha dichiarato su Twitter che la decisione del Parlamento dovrebbe essere riconsiderata, sottolineando l’importanza dell’accordo commerciale e descrivendolo come il più grande accordo raggiunto dall’Unione Europea dopo 15 anni di sforzi comuni. Parole importanti e da ricordare. La dichiarazione del ministro di Cipro fa emergere anche la spaccatura su tale argomento interna alla maggioranza parlamentare dell’isola. Inoltre, il deputato Marinos Sizopoulos presidente del partito del Movimento per la socialdemocrazia (EDEK), successivamente alla decisione del Parlamento, ha dichiarato: “I partiti politici ciprioti alla fine ratificheranno l’accordo, ma il loro comportamento non è per nulla una buona pubblicità per il nostro paese, l’unico stato membro dell’Unione che ha votato verso un non accordo. Forse, i partiti e i deputati non si sono resi conto di come stanno minando la credibilità del nostro Paese all’interno della comunità internazionale“.

Alcuni esponenti del governo cipriota hanno dichiarato, successivamente al voto parlamentare, che Nicosia cercherà di negoziare e bilanciare alcune esenzioni nel quadro dell’accordo a tutela dei prodotti tipici dell’isola, in modo da sottoporre nuovamente l’accordo al voto del Parlamento e non bloccare il processo di ratifica a livello europeo. Il CETA sta rischiando e anche in questo caso le fake news sull’accordo hanno inciso sulle scelte politiche dell’isola ubicata nel Mediterraneo Orientale.

Approfondimento di Domenico Letizia pubblicato dal Think Tank “Imprese del Sud“.

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