La Settimana della Cucina Italiana nel Mondo in Tunisia in occasione della IX edizione del Festival Cerealia

Il 21 e il 22 novembre 2019, presso l’Istituto italiano di Cultura (Tunisia) e presso la città di Tebourba, si svolgeranno due eventi dedicati a “Le cucine identitarie quale strumento per rilanciare l’educazione alimentare e la cultura del gusto”. L’evento, organizzato dalla Rete Italiana per il Dialogo Euro-Mediterraneo RIDE-APS, Capofila della Fondazione Anna Lindh in Italia, propone un dibattito scientifico-culturale che affronterà il tema espresso dal focus del Festival Cerealia 2019, integrandolo al tema guida assegnato dal MAECI per la Settimana della Cucina Italiana nel Mondo 2019 e approfondendo quello delle cucine identitarie di primario interesse per la Rete. Partecipano ai lavori Paola Sarcina, Direttore artistico Cerealia Festival, Lucio Fumagalli, Presidente INSOR,  Kais Ben Amar del Rotary Club Tunis Mediterranee, Franz Martinelli, Past president Rotary Club Roma Cassia, nonché presidente della Gi&Me. AssociationCristian Chiavetta dell’ENEA.

Il giorno dopo vi sarà una visita a Tebourba, nel locale dell’Associazione Slow Food Tebourba, gestito dai fratelli Marzouk Mejri e Nabil Ben Marzouk ,  dove è sorto il progetto “Grani Antichi di Tunisia, ad opera dei Rotary Clubs Latina, Roma Cassia e Tunis Mediterranee, che è stato finanziato dalla Rotary Foundation  e dove vengono attualmente prodotti pane e suoi derivati (couscous, bourgul, ec.) solo ed esclusivamente con grano antico del territorio.

Con la degustazione di questi prodotti s’intende sensibilizzare la comunità locale sull’importanza di produrre e consumare i grani antichi tunisini per la salute dei consumatori; per supportare l’economia locale nelle zone rurali interessate; per la difesa della biodiversità e dell’ambiente; per il recupero e la valorizzazione delle tradizioni gastronomiche locali.

Il consolidamento in agricoltura del legame tra prodotti e territorio, con la storia e la cultura, favorisce infatti l’uso di prodotti agricoli locali e l’interesse dei giovani verso le attività agricole nei territori di appartenenza, stimolando inoltre nuove opportunità imprenditoriali e lo sviluppo di attività quali l’agriturismo. I piccoli agricoltori che lavorano e seminano queste varietà tradizionali di grano duro e le donne che ne fanno prodotti ad alto valore aggiunto, come il borghul, il couscous, il pane e la variegata tipologia di paste della tradizione gastronomica tunisina, sono i protagonisti del progetto “Grani Antichi di Tunisia”. Il progetto, attraverso l’agricoltura biologica sta valorizzando la vita e la produzione di un’intera comunità di donne e uomini, incentivando l’occupazione locale e attirando l’attenzione di numerose realtà enogastronomiche interessare alla valorizzazione di antiche varietà.

Nel corso degli ultimi mesi, grazie soprattutto all’attività dell’ ing. Franz Martinelli, sono stati compiuti  passi decisivi per la costruzione delle strutture per lo stoccaggio, il confezionamento e la vendita dei grani e dei prodotti trasformati, l’installazione di un forno per la produzione del pane e la formazione del personale locale, al fine di poter gestire in maniera autonoma e completa l’intera filiera produttiva, generando reddito e rendendo quindi il progetto completamente e autonomamente sostenibile.

L’obiettivo è stato raggiunto ed è stato prodotto un opuscolo di approfondimento intitolato “Grani Antichi di Tunisia. Opuscolo del Progetto. Varietà di grani, i loro trasformati con ricette per cuochi, chef e consumatori” che descrive, analizza e sviscera tutto il percorso che ha caratterizzato la vita e il successo del progetto.

Le varietà di grano antico utilizzato risalgono all’inizio del ‘900, allora selezionate per il valore nutrizionale e per la resistenza alla siccità e alla ruggine nera del grano.
Si coltiva principalmente in zone collinari: alcuni terreni sono altipiani, altri invece sono caratterizzati da forti pendenze e non consentono l’utilizzo di mezzi agricoli contemporanei. In questi casi la tecnica di cultura è completamente manuale, dalla semina alla raccolta. Nei campi non si usano né fertilizzanti chimici, né pesticidi e, per evitare che il terreno si impoverisca, è prevista la rotazione del grano con leguminose. La coltivazione di queste antiche varietà e le tecniche di cultura tradizionali consentono a un gruppo di anziani agricoltori di mantenere la fertilità del suolo e di preservare questi terreni difficili dall’erosione.

Tali varietà stanno rischiando di scomparire, minacciate dall’introduzione di ibridi più produttivi e il progetto del Rotary permette di poter salvare tale autoctona cultura e tali varietà di grano. Un progetto che potrebbe interessare tutto il Mediterraneo e che unisce culture legate al cibo, al grano, al frumento e alle tradizioni storiche, sociali e antropologiche di tutti i territori del nostro importante bacino.

Agenzia stampa a cura di Domenico Letizia, pubblicata dall’Agenzia “Pressenza“.

 

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