La scommessa vinta da TAP

Negli ultimi anni, TAP è divenuto una scommessa politica e sociale in Italia, con tantissime voci in capitolo pronte a dire la propria senza conoscenza delle opportunità e delle caratteristiche del progetto. Nonostante le molte polemiche da parte degli attivisti e di una parte della politica, sulle tematiche ecologiste la scommessa è stata vinta proprio dal TAP e San Foca si è vista riconfermata la Bandiera Blu per le acque più pulite. Ora si procede senza intoppi verso l’entrata in funzione del gasdotto: il primo gas dovrebbe arrivare in Italia già alla fine di quest’anno. Un impegno che la Società ha recentemente confermato nonostante l’emergenza coronavirus, affrontata mettendo in atto una serie di misure mitigative per scongiurare il diffondersi del virus tra il personale del Progetto anche in linea con le più recenti prescrizioni emanate.

In Italia, sono stati completati i lavori di posa nel tratto a terra del gasdotto, lungo gli 8,2 km che separano l’area del microtunnel dal Terminale di Ricezione. I tubi sono stati posati e interrati, le trincee ricoperte e il topsoil (ovvero la parte di terriccio più esterno e fertile) sta riprendendo la sua attività vegetativa. Sono state “piantate” le paline di segnalazione e, in coordinamento con le autorità competenti, a partire dall’autunno 2020 saranno reimpiantati gli ulivi temporaneamente rimossi e messi a dimora nei canopy, che al momento godono di ottima salute. Nel frattempo, proseguono, come da programma, i lavori per il completamento del Terminale di Ricezione a Melendugno.

È stata completata con successo anche la costruzione dei 105 km della sezione offshore del gasdotto che attraversa il Mare Adriatico tra Italia e Albania. La Castoro Sei, la nave semisommergibile posatubi di Saipem, ha concluso l’installazione dei tubi da 36 pollici, effettuando anche il collegamento (realizzato fuori acqua) con la sezione precedentemente posata in prossimità della costa albanese. Il test idraulico della condotta, effettuato in vista dell’avvio della fase operativa, ne ha verificato la sicurezza e l’efficienza. Le attività per collegare i due versanti dell’Adriatico sono iniziate a metà gennaio 2020, con i tubi saldati e testati a bordo di Castoro Sei e poi posati in continuo sul fondo del mare Adriatico, a partire dalle coste italiane verso l’Albania.

Nel suo percorso il gasdotto TAP tocca luoghi di grande fascino. L’intero tracciato è uno straordinario mix di paesaggi, tra scenari naturali mozzafiato, testimonianze di antiche civiltà e vivaci centri culturali che l’opera sfiora con un approccio rispettoso. TAP rispetta e continua a dialogare senza sosta con le comunità locali in Italia, così come nei Balcani e in altri luoghi del progetto.

Riguardo gli impatti ambientali è importante ricordare che prima della posa della condotta sono state avviate le operazioni di tutela delle biocostruzioni ricadenti nel corridoio di varo. Il progetto ha previsto l’espianto delle porzioni di biocostruzioni trovate nelle migliori condizioni sul fondale e il loro successivo riposizionamento sulla condotta, in analogia a quanto fatto con gli alberi di ulivo lungo il percorso a terra. Lo svolgimento dell’espianto da parte degli operatori tecnici subacquei è stato coordinato da un’equipe di biologi specializzati che operavano dall’imbarcazione di supporto, mediante comunicazione e trasmissione video in tempo reale. Una volta espiantati, i nuclei di biocostruzioni sono stati messi a dimora dagli operatori tecnici subacquei su griglie metalliche per il loro stoccaggio temporaneo. Dopo la posa della condotta, nel mese di marzo, sono iniziate le attività di trapianto dei nuclei di bio-costruzioni espiantati. Prima di avviare il trapianto, l’equipe di biologi ha valutato lo stato di salute dei nuclei precedentemente espiantati con il supporto di riprese video-fotografiche eseguite attraverso ROV (veicolo a controllo remoto) e dagli operatori subacquei. I punti della condotta dove posizionare i nuclei di biocostruzioni sono stati definiti in modo tale da mantenere le medesime condizioni ambientali da cui erano stati prelevati. Le operazioni di fissaggio dei nuclei hanno visto l’impiego di una resina specificatamente impiegata per acquariologia. Gli operatori hanno quindi prelevato i singoli nuclei da ciascuna griglia di stoccaggio temporaneo e, mediante applicazione della resina, li hanno trapiantati sulla superficie della condotta. Nel mese di maggio è stato eseguito un rilievo video-fotografico sulla condotta che ha permesso di osservare il buono stato di salute dei nuclei trapiantati, la prima colonizzazione da parte di specie pioniere e la presenza di fauna ittica. A partire dall’entrata in esercizio del gasdotto, una volta all’anno e per 10 anni, i nuclei trapiantati saranno monitorati sia per accertare il loro stato di salute, sia per verificare il processo naturale di colonizzazione della condotta.

Al termine delle attività di espianto e trapianto dei nuclei di biocostruzioni, TAP ha effettuato anche la pulizia di aree non direttamente interessate dal passaggio del gasdotto. Un team di sommozzatori, coordinati da biologi marini, ha ripulito il fondale da rifiuti di natura varia: attrezzi da pesca come lenze, reti abbandonate, cime, catene e altri materiali di origine antropica. I rifiuti sono stati raccolti, catalogati e smaltiti, a dimostrare ancora una volta l’attenzione e l’impegno dedicati da TAP alla tutela di un ambiente sicuramente meno visibile ma non per questo meno delicato.

Ritornando a terra nella magnifica Puglia, ricordiamo che lungo il percorso sono stati censiti 84 muretti a secco con diverso stato di conservazione e con eterogenei gradi di copertura da parte della vegetazione spontanea. Tutti i muretti attualmente coperti parzialmente o totalmente da vegetazione arboreo-arbustiva spontanea verranno ripristinati sia dal punto di vista strutturale, sia dal punto vegetazionale seguendo indicazioni precise di sostenibilità e impatto ecologico.

Come ben possiamo immaginare, non solo sostenibilità, ma anche occupazione. A livello occupazionale italiano, i lavori di costruzione del gasdotto coinvolgono un gran numero di imprese affidatarie, tra cui le italiane Saipem, Renco, Bonatti, Enereco, Icop, Sicilsaldo, Nuova Giungas e molti subappaltatori locali.

Sostanzialmente, il Corridoio Meridionale del Gas (SGC) è uno dei più vasti e complessi progetti infrastrutturali mai realizzati al mondo, del valore di oltre 40 miliardi di dollari, destinato a trasportare per la prima volta in assoluto le risorse del Mar Caspio direttamente ai mercati europei dell’energia. Una volta completato il progetto, il gas naturale verrà trasportato a 3.500 km di distanza, dal giacimento dell’Azerbaigian di Shah Deniz (Mar Caspio) all’Europa. Il progetto è essenziale nel promuovere la sicurezza e la diversificazione delle forniture energetiche in Europa, favorire lo sviluppo economico e la creazione di opportunità di lavoro lungo il percorso del gasdotto, fornire una fonte di energia più pulita, per contribuire alla decarbonizzazione e promuovere una maggior competizione tra le fonti di approvvigionamento quindi, conseguentemente, favorire un abbassamento dei costi del gas naturale. Un progetto da non sottovalutare per la sua portata locale, nel meridione italiano, in Italia e in tutto il contesto europeo. Divenire hub del gas nel Mediterraneo non può che giovare all’economia del paese e procedere verso politiche energetiche più stabili e concrete. Ricordiamo che l’Unione europea ha riconosciuto il Tap come “Progetto di interesse comune”. Uno status di fondamentale importanza, che fa capire il motivo per cui da Bruxelles sia stato dato ampio risalto al progetto. E soprattutto che fa capire perché l’Ue sia fortemente interessata alla sua realizzazione.

Approfondimento di Domenico Letizia pubblicato dal mensile “Periodico Italiano Magazine“.

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