La salute alimentare tra giovani generazioni e nuovi media

L’analisi dei comportamenti alimentari della nostra attualità può aiutare a rispecchiare una serie di tipicità che possiamo definire di carattere sociologico, psicologico ed economico. Tutte le organizzazioni internazionali e onusiane riconoscono l’importanza della Dieta Mediterranea (o Modello Alimentare Mediterraneo) quale percorso alimentare da diffondere, far conoscere, studiare e, soprattutto, praticare. È importante comprendere come l’alimentazione sia già in sé educazione alimentare, stile di vita dell’individuo, espressione di cultura, che aspira a realizzare un equilibrio nel rapporto tra corpo e psiche.

Il cibo può così essere considerato un ambito di riscoperta di valori da arricchire con nuove prospettive di equità sociale e di rispetto ambientale, oltre che di cura della propria salute. È sicuramente fondamentale recuperare un rapporto sano con il cibo, resistendo alle molteplici campagne pubblicitarie delle industrie alimentari, perché il cibo non è solo ciò che ingeriamo per necessità o per piacere, ma anche un’occasione importante per stabilire uno scambio comunicativo e d’informazione con gli altri.

Sono coloro che ricoprono un ruolo educativo, nella formazione e crescita dei più giovani, a dover sottolineare l’importanza del cibo per la salute, ma anche la sua funzione di reale veicolo emotivo e comunicativo. Tematiche che pongono l’attenzione sul rapporto tra giovani, media ed alimentazione. La direttrice del Festival CerealiaPaola Sarcina, ospite di una recente trasmissione su “Radio Luiss”, sottolinea l’importanza di tale rapporto: “Dobbiamo far comprendere che l’alimentazione è soprattutto conoscenza. Grazie ai nuovi media e ai social network possiamo arrivare a moltissimi giovani, facendo capire il rapporto tra sostenibilità ambientale, alimentazione, educazione alimentare e lotta allo spreco del cibo. Il nostro Festival vuole proporre un modello alternativo di alimentazione, partendo dalla conoscenza e scoperta dei cereali, che possa diffondersi e divenire oggetto di analisi proprio tra i giovani di tutto il Mediterraneo, che oggi sembrano divenire sempre più protagonisti di nuove scelte ecologiche e di sostenibilità. Si può far molto partendo dalle proprie scelte individuali, ma non basta. La forza dei social, in questo caso, potrebbe essere quella di aggregare richieste e proposte dei giovani in rapporto ad una nuova idea di alimentazione per far arrivare petizioni, proposte, progetti e nuove iniziative alle istituzioni e alle agenzie educative. Dobbiamo affermare il diritto alla conoscenza anche in rapporto a ciò che mangiamo, sottolineando l’importanza della certificazione del prodotto, della qualità del prodotto e dei diritti fondamentali di tutti coloro che lavorano e producono in tale settore”.

L’affermazione di internet e l’avvento delle nuove tecnologie, hanno infatti stravolto le abitudini alimentari dando il via ad una vera food revolution. La generazione dei nativi digitali rivolge grande attenzione alla qualità del prodotto e alle proprietà nutrizionali degli alimenti; sempre più giovani vogliono infatti sapere di più sulla provenienza e la tracciabilità del cibo che consumano. Tra le priorità giovanili ritroviamo: l’alto gradimento di alimenti organici, biologici, a Km zero, l’attenzione per la sostenibilità, ma anche la richiesta di un’offerta più ampia di prodotti, contenuta nel prezzo, anche per le nuove famiglie o i single.

“Allo stesso tempo – sottolinea Paola Sarcina – bisogna continuare a svolgere attività informativa ed educativa, perché l’Italia è anche uno dei paesi occidentali con il maggior numero di giovani affetti da sovrappeso e obesità; si cucina sempre meno a casa e si mangia sempre meno cibo cucinato in famigliaMolto spesso i cibi di qualità sono preclusi alle fasce più povere della società, che si rifornisce negli hard discount. Se è vero che è aumentata la sensibilità dei giovani verso le questioni ambientali, dall’altra parte ci sono ancora molti giovani che mangiano cibo spazzatura e non riflettono sull’importanza e rilevanza delle loro scelte alimentari, non solo per la salute, ma anche per l’ambiente”.

Opportunità che dobbiamo cogliere e diffondere” ha dichiarato Franz Martinelli, presidente della Gi.&Me. Association nonchè partner del Festival Cerealia.

Martinelli ha più volte annunciato: “L’alimentazione può essere il nuovo strumento giovanile per diffondere al grande pubblico le vertenze sulla sostenibilità e l’ecologia. I giovani, con l’utilizzo dei social network, possono viralizzare in pochi attimi una serie di iniziative e proposte alimentari, valorizzando una sana agricoltura e diffondendo l’importanza del Modello Alimentare Mediterraneo, partendo, ad esempio, dal recupero delle varietà autoctone e non industriali dei grani, come il nostro progetto dei Grani Antichi di Tunisia. Dobbiamo essere propositivi, chiedendo democratizzazione dei prezzi e qualità del cibo e comprendendo l’importanza dei nuovi media per lanciare tali messaggi, così come una parte delle nuove generazioni ha perfettamente compreso”.

I nativi digitali rispetto alle generazioni precedenti spendono di più in cibo, ma possono anche essere più informati su ciò che mangiano, grazie all’uso dei social media e dei canali digitali. Coniugare questi fattori potrebbe divenire uno strumento efficace non solo per campagne educative ed informative, ma anche per fare emergere e approvare, da parte delle nostre istituzioni, nuove vertenze legate all’agroalimentare e alla sostenibilità delle nostre esistenze, in coerenza con i punti fondamentali dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite.

Anche per questo il Festival Cerealia sta lavorando ad un evento con e per i giovani, sui temi dell’educazione alimentare ed ambientale, che si svolgerà il 6 giugno a Roma e a cui hanno già aderito Gi&Mi AssociationRadio LuissCEFORM Centro Europeo per la Formazione, estendendo l’invito a partecipare come parte attiva ad associazioni giovanili italiane e stranerie, gruppi universitari, associazioni e movimenti ambientalisti.

Articolo di Domenico Letizia pubblicato dal quotidiano “L’Opinione delle Libertà“.

 

 

 

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