La pandemia e le difficoltà della pesca

Federpesca ha istituito un fondo di 100 milioni di euro per sostenere l’intero del settore ittico, marittimo e mercantile: il futuro è la tracciabilità e la cooperazione tra tutti i Paesi del Mediterraneo. 

La diffusione della pandemia da Coronavirus ha bloccato nei porti la maggior parte delle imbarcazioni italiane. E le ‘lampare’, che avrebbero dovuto iniziare a fine marzo la stagione della pesca all’acciuga, hanno deciso di non avviarsi in mare, non potendo garantire la distanza necessaria tra l’equipaggio e non avendo garanzia di vendita del loro pescato.

Gli ulteriori limiti agli spostamenti, imposti dal decreto emanato dal Governo Conte per fermare il contagio da Covid-19, stanno colpendo duramente anche le marinerie italiane. Ma l’emergenza è in tutto il Mediterraneo, dove si registra un crollo della domanda di pesce fresco causato, principalmente, dalla chiusura dei numerosi ristoranti della nostra penisola, dalla paura dei cittadini, che preferiscono comprare cibo a lunga conservazione e dal cambio delle abitudini alimentari della popolazione. Un problema legato anche alla mancanza di comunicazione e informazione, che le organizzazioni di pescatori non riescono a far giungere ai consumatori finali.

Come evidenziato da Federpesca’, per far fronte ai danni diretti e indiretti derivanti dall’emergenza Covid-19 e per assicurare la continuità aziendale delle imprese agricole, della pesca e dell’acquacoltura, è stato istituito un fondo con una dotazione di 100 milioni di euro , per la copertura totale degli interessi passivi sui finanziamenti bancari destinati al capitale circolante e alla ristrutturazione dei debiti, per la copertura dei costi sostenuti per gli interessi maturati negli ultimi due anni su mutui contratti dalle medesime imprese, nonché per l’arresto temporaneo dell’attività di pesca.

A emergenza finita, per garantire una rapida ripresa di tutto il settore, risulta importante rilanciare una progettualità mediterranea, che faccia riemergere, attraverso l’innovazione e l’autenticità, l’importanza della pesca e della cooperazione tra i vari protagonisti del mondo legato al mare. La pesca e tutte le attività a essa connesse rappresentano un settore di punta dell’economia del bacino del Mediterraneo.

E in tale contesto geografico, va avviata una progettualità comune da intraprendere nella fase della post-emergenza. La cooperazione tra i Paesi del Mediterraneo appare come una soluzione politica fondamentale per salvaguardare il patrimonio ittico, generare occupazione sostenibile e rispettare i punti stabiliti dall’Agenda 20-30 delle Nazioni Unite. Surefish è il progetto vincitore dei bandi PRIMA 2019 per il settore della filiera alimentare, con un finanziamento di 1 milione e 600 mila euro. Il progetto ‘Surefish’ vede lavorare assieme 13 partner di entrambe le sponde del mar Mediterraneo (Egitto, Italia, Libano, Spagna e Tunisia), tra cui ‘Slow Food Tebourba Association’, unitamente a Gi.&Me. Association’, con il coordinamento dell’Italia da parte della società ‘Enco srl’ e dell’Università degli studi di Napoli ‘Federico II’.

L’obiettivo è quello di valorizzare il patrimonio ittico del Mediterraneo, attraverso il monitoraggio e l’analisi della tracciabilità, della sostenibilità e dell’autenticità del pescato del nostro mare comune.  Un ‘network’ che si avvale dell’utilizzo di tecnologie e competenze su Ict, blockchain, etichettatura e imballaggi intelligenti, utilizzando tecnologia e meccanismi sensoriali innovativi per la tracciabilità e la valutazione della pescato.

Allo stesso tempo, il progetto intende sviluppare strategie di comunicazione e informazione per promuovere la fiducia dei consumatori, con marchi di certificazione e App dedicate per tutelare le specie in pericolo nel Mediterraneo, proteggere dalle frodi e dalle truffe e per condividere i dati delle ricerche con tutti i partner del network. La comunicazione e l’informazione risultano essenziali per incentivare le opportunità che il territorio costiero custodisce con i suoi prodotti ittici, le marinerie, le peculiarità storiche e il vasto patrimonio culturale e artigianale legato all’identità costiera e alle sue tradizioni. La ricchezza del mare, in un’ottica sostenibile, di grande attenzione per un consumo consapevole delle risorse marine, è l’orizzonte che ci attende. Avviare un’ambiziosa azione di animazione territoriale, accompagnando le numerose attività imprenditoriali locali, legate prevalentemente alla pesca costiera artigianale, che pongono al centro dell’attenzione i pescatori come risorsa da preservare e sostenere per uno sviluppo sostenibile, in linea con gli obiettivi dell’Onu.

Ricordiamo anche che l’Italia è il secondo maggior produttore di pesca nel Mediterraneo. E che, tale settore, rappresenta un importante ‘volano’ economico per il nostro Paese e per le imprese legate al comparto marittimo, ittico e mercantile.

Le Nazioni Unite continuano a sottolineare la necessità di lavorare per la conservazione e l’uso sostenibile degli oceani e delle risorse marine. Garantire lo sviluppo di progetti innovativi appare un modello ideale per contribuire all’economia del bacino, alla sostenibilità del territorio, alla tutela del pescato e a quella dei consumatori, che possono star certi sull’autenticità del pesce che giunge sulle proprie tavole. Riflessioni importanti, per un settore che necessita tutela e innovazione. E che vuole riconquistare la propria centralità economica non appena finirà l’emergenza globale degli ultimi mesi.

Approfondimento di Domenico Letizia pubblicato dal “Periodico Italiano Magazine“.

 

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