Innovazione, sostenibilità e agroalimentare: parla Riccaboni

Il Coronavirus pone l’attenzione sul futuro dell’agricoltura, la valorizzazione dei prodotti del Mediterraneo e l’innovazione scientifica da sostenere per incrementare ulteriormente il settore. Emerge l’importanza di ripensare il prodotto tradizionale che deve rispondere alle nuove esigenze dei consumi anche sul fronte salutista, innovazioni gestionali per le singole imprese e per i consorzi di tutela. La burocrazia deve supportare e velocizzare risposte e processi ed è necessario colmare i vuoti di conoscenza tra produttori e operatori del territorio. È necessario cambiare anche l’idea stessa di agricoltura e dell’agricoltore. Nel tentativo di comprendere l’importanza di tale progettualità intervistiamo Angelo Riccaboni, docente dell’Università di Siena e presidente della Fondazione Prima.

Recentemente la Fondazione Prima e l’Unione per il Mediterraneo hanno svolto dei sondaggi per comprendere come le tendenze emergenti per il settore agroalimentare del futuro siano scrutate e analizzate. Cosa è emerso dal sondaggio?

Abbiamo svolto un’indagine per cercare di capire i prossimi scenari e da quello che abbiamo ricavato vengono fuori alcune indicazioni chiarissime. La prima è l’idea di innovazione, vista da tutti come una chiave per poter far fronte alle problematiche sociali e di salute. La nostra attualità ci insegna che senza innovazione non possiamo compiere passi decisivi per il benessere e la salute dei cittadini. Il secondo punto è il network. Quello che emerge è che solo attraverso una collaborazione e una sinergia all’interno del Mediterraneo si possano affrontare delle tematiche globali. La pandemia non ha confini e il Coronavirus insegna che se non lavoriamo insieme non possiamo incidere sulle problematiche della nostra attualità. Noi europei dobbiamo cercare di affrontare con maggior forza le tematiche della sostenibilità e dello sviluppo agroalimentare, lavorando insieme nel Mediterraneo e con l’Africa. Il terzo punto che emerge è il rapporto con i produttori. La crisi ha colpito molto chi produce, i coltivatori, gli agricoltori e tali considerazioni mettono al centro dell’agenda politica il food e la produzione del cibo. Tutti parlano del food ma si dimentica spesso che i metodi di produzione devono variare ed essere oggetto di analisi e tutela. Non possiamo dimenticare il ruolo economico, sociale e ambientale di chi produce. La pandemia sta colpendo soprattutto nelle zone rurali del mondo e dobbiamo tener conto che la nostra azione politica non può dimenticare gli agricoltori. In sintesi, possiamo dire che abbiamo la necessità di innovare, di digitalizzare il mondo agricolo e senza innovazione non possiamo continuare a parlare di food così come devono variare le modalità di cooperazione e divenire sinergiche.

Molte startup giovanili e innovative stanno puntando sulla valorizzazione dell’agroalimentare e sul ritorno smart all’agricoltura. Cosa possiamo dire a tal riguardo?

Attirare i giovani è un tema centrale. Se non vi è innovazione, se non digitalizziamo, se non riconosciamo la funzione sociale che hanno i contadini, diventa tutto difficile e non concreto. Perché un giovane dovrebbe dedicare attenzione a questo mondo se non ha un riconoscimento sociale ed economico? Tali aspetti possono essere superati solo con l’innovazione, ottenere un reddito maggiore e vantaggi. Andando un po’ nel dettaglio, quando parliamo di innovazione dobbiamo essere bravi nel concepire sia le nuove modalità di produzione, i nuovi modelli organizzativi, che le innovazioni e le sperimentazioni in tecnologia. Il Coronavirus ha dato vita a nuovi modalità di aggregazione e cooperazione tra imprese, pensiamo ai giovani innovatori che insieme hanno creato dei modelli di e-commerce. In Sicilia, stiamo seguendo 40 produttori che hanno deciso di fare aggregazione e promuovere la vendita online. L’innovazione non è soltanto tecnologia, ma nuovi modi per organizzarsi e produrre meglio, nuove visioni gestionali. Inoltre, vorrei ricordare la strategia Farm to Fork”, della Commissione europea che delinea un nuovo scenario dell’agricoltura europea, ovvero, le nuove modalità di agire dei produttori europei. Lavorare affinché gli agricoltori abbiano nuove fonti di reddito. Si pensi alle tematiche dell’economia circolare o la gestione degli scarti e dei rifiuti. Le filiere organizzate in modo innovativo e sostenibile possono generare nuove visioni di reddito e nuove prospettive economiche. Anche tali elementi possono contribuire al riconoscimento ufficiale dell’idea di agricoltore e del lavoro che genera.

Torna al centro del dibattito economico e sociale la blockchain in rapporto all’agroalimentare. Quali sono le novità che emergono negli ultimi tempi?

La Blockchain può essere di gran supporto all’agricoltura ma dobbiamo fare attenzione. Se noi pensiamo di utilizzare le tecnologie per cristallizzare le inefficienze non stiamo dando nessun valore aggiuntivo. Abbiamo studiato dei casi e possiamo dire che tale approccio tecnologico ha un senso se vi è fiducia tra il produttore e il consumatore, una fiducia lungo tutta la catena dalla produzione alla vendita al dettaglio. Se il produttore e il distributore non hanno una certa efficienza amministrativa e non procedono con l’innovazione, la tecnologia dei blocchi serve a poco. Tale tecnologia deve essere vista come uno strumento per valorizzare ciò che si produce e deve essere coerente con una gestione innovativa sviluppata e moderna. Deve esservi un rapporto di fiducia tra produttore e distributore e in questo caso tale tecnologia può portare delle conseguenze molto positive a tutti gli attori. D’altronde, ricordiamo che il nuovo consumatore post pandemia è un cittadino che non si accontenterà più dei prodotti non certificati e non autentici, ma vorrà una tracciabilità concreta e visibile. Il Coronavirus genererà anche una divisione: da una parte coloro che vogliono un consumo protetto, sostenibile e tracciato e dall’altra parte chi soffrendo di nuove forme di povertà sarà costretto a soddisfare le proprie esigenze alimentari senza dare importanza agli aspetti di tracciabilità e qualità. La sfida futura è quella di generare qualità per tutti a costi bassi.

Diviene sempre più centrale il rapporto tra sostenibilità, rispetto dell’Agenda 2030 dell’Onu e la produzione agricola. Quali sono le novità nel mondo agroalimentare in rapporto a tali e necessarie visioni?

La sostenibilità va vista come un’opportunità per le nostre imprese agroalimentari. L’Europa ha già esplicitato che il settore agroalimentare europeo diventerà lo standard mondiale della sostenibilità. Questo è giusto e doveroso se abbiamo a cuore il futuro dei nostri figli. Allo stesso tempo è importante che le nostre imprese siano supportate in questa transizione. Occorre aiutare le imprese ad avere accesso al sistema dell’innovazione, promuovere una decisa digitalizzazione che spezzi l’attuale arretratezza delle zone rurali, rendere chiari quali sono i parametri di monitoraggio e considerare nella sostenibilità non solo le questioni ambientali ma anche quelle sociali. Bisogna altresì valorizzare il ruolo degli agricoltori come custodi del territorio, e premiarli per tale insostituibile ruolo. L’Europa chiederà a tutto il mondo il rispetto dei requisiti di sostenibilità e autenticità. Si prospetta pertanto, se opportunamente accompagnata, non tanto una minaccia ma una grande occasione di crescita per i nostri produttori.

Intervista di Domenico Letizia pubblicata dal quotidiano “L’Opinione delle Libertà“.

 

 

 

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