Il Piano europeo per gli investimenti esteri in Africa

L’Ice, l’ Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, ha organizzato un Webinar sul “Piano Europeo per gli Investimenti Esterni – Focus Africa“, in collaborazione con la Commissione Europea, la Banca Europea per gli Investimenti e la Cassa Depositi e Prestiti. 

Il Webinar ha avuto l’obiettivo di fornire informazioni sugli strumenti finanziari attivati dal Piano Europeo per gli Investimenti Esterni (EIP) con particolare riguardo a progetti di investimento in Africa, e sul ruolo svolto da soggetti bancari e finanziari nazionali in questo ambito. Considerate le interessanti opportunità presenti nei paesi africani, l’Unione Europea ha promosso il Piano europeo per gli investimenti esterni con l’obiettivo di favorire gli investimenti privati in Africa supportando le aziende con strumenti di garanzia, contro-garanzia e blending, sostenendo in tal modo progetti di investimento da parte delle imprese che le banche tradizionali non finanzierebbero. I relatori rappresentanti della Commissione Europea, della BEI (Banca Europea per gli Investimenti), della Cassa Depositi e Prestiti, hanno illustrato gli strumenti finanziari disponibili, con particolare riferimento ad attività di investimento in Africa, e le modalità per accedervi. Ciò che hanno evidenziato i relatori è l’importanza di seguire l’evoluzione dei mercati in Africa. Mercati sempre più dinamici ma che vedono una penetrazione italiana poco evidente, anche nella creazione e gestione delle infrastrutture. L’Ice può lavorare nel generare “sistema” con l’Unione Europea, la Commissione Europea, la Banca Centrale Europea e la Cassa Depositi e Prestiti. Importante è impegnare le Ambasciate e gli Uffici dell’Ice diffusi in tutto il continente africano per la crescita delle imprese. Durante i lavori Efrem Garlando, della Commissione Europea, ha dichiarato: “Il maggior partner dell’Africa è l’Unione Europea, più della Cina e di altri continenti. La strategia della Commissione Europa con l’Africa è utile proprio a sviluppare ulteriore sinergia su sicurezza nazionale e migrazioni. La strategia è portare avanti tre pilastri di azione: assistenza sul fondo, assistenza tecnica e clima adatto per gli investimenti. L’assistenza sul fondo vede le garanzie delle istituzioni finanziarie europee. Sono strumenti validi fino al 31 dicembre 2020 e che saranno rivisti l’anno prossimo con alcune mutazioni. La Commissione Europea ha tentanto di creare un clima di lavoro adatto al fine di poter investire nei paesi africani supportando strategie quali lo sviluppo umano, l’innovazione, la logistica, lo sviluppo macro economico, lo stato attuale del sistema giudiziario e la stabilità politica, senza dimenticare l’apertura di tali paesi ai mercati esteri. Importante è il dialogo tra i governi e le imprese private. Cercare di capire attraverso le delegazioni europee in Africa come migliorare il dialogo con tali paesi e l’Unione Europea agisce per facilitare tale dialogo. Ricordiamo la nascita di più di venti camere di Commercio in Africa nel facilitare l’approccio di penetrazione delle nostre imprese nel continente. L’Africa sta vivendo una nuova visione del Commercio e il continente sta puntando molto alle imprese europee“. Ricordiamo più di 120.000.000 di case nel continente africano non hanno accesso all’energia e la questione energetica è importantissima in Africa. Gli investitori nel continente sono molto legati alla tematica energetica e l’azione dell’Ice è quella di sviluppare garanzie parziali per un clima d’investimento sicuro in ambito energetico, fornendo, in combinazione, l’assistenza tecnica, giuridica e lavorando per sviluppare il distributore di energia locale nella gestione finanziaria e manageriale delle imprese africane. Negli ultimi anni, i paesi della sponda sud-est hanno iniziato a sfruttare il potenziale energetico sostenibile accrescendo la loro capacità installata di energia eolica e solare, e soprattutto annunciando i loro ambiziosi piani nazionali per le energie da fonti rinnovabili. Dal 52% del Marocco al 30% in Turchia all’orizzonte 2030. Ambizioni che evidentemente devono tener conto delle differenti condizioni energetiche. In effetti  i paesi che dipendono dalle esportazioni di Petrolio e Gas hanno politiche dichiarate per le rinnovabili più basse rispetto a quelli dei paesi di transito (vedi caso Tunisia e Marocco). Non a caso, si trova proprio alle porte del deserto del Marocco, nella zona di Ouarzazat, il più grande impianto solare termodinamico del mondo, con una superficie di 1,4 km quadrati. Frutto di un alleanza strategica internazionale, è soprattutto grazie alla sua stabilità politica e alle profonde riforme in campo legislativo, finanziario e industriale che il Marocco si è conquistato una posizione di partenariato privilegiata con l’UE. Elementi che hanno attirato importanti steakholder privati e pubblici internazionali in campo energetico. Sviluppo sociale e sviluppo economico sono la chiave di volta su cui si dovrà reggere un alleanza interregionale per interconnettere gli obbiettivi di crescita sostenibile. Un “Green Deal allargato”. Sbloccare il fondo d’investimento per lo sviluppo sostenibile, sostenere le imprese e le banche attraverso una programmazione di progetti sostenibili. In particolare è importante esportare in Africa il Green Deal, per ricercare investimenti futuri che siano sostenibili. L’Italia con le sue imprese può produrre innovazione e competenze anche per la crescita dell’Africa e in occasione del Summit del 26 e 27 ottobre tra Unione Africana e Unione Europea tali argomentazioni diverranno di scottante attualità.

Approfondimento di Domenico Letizia pubblicato dal Think Tank “Imprese del Sud“.

 

 

 

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