Il fermento logistico proveniente dall’Artico

La zona artica è da qualche anno sempre più al centro degli interessi geopolitici di numerosi stati. Lo scorso marzo è stato firmato il Memorandum of Understanding fra Finlandia ed Estonia per la creazione di un tunnel sottomarino ferroviario che collegherà le rispettive capitali dei due paesi nordici.

Il tunnel avrà una lunghezza di 100 chilometri e correrà sotto al Golfo di Finlandia. Un progetto finanziato dalla Cina. La Belt and Road Initiative (Bri) prevede una serie di giganteschi investimenti su tre continenti per facilitare e velocizzare i corridoi logistici e commerciali tra Cina ed Europa.

L’Artico è uno degli scenari su cui si concentra la strategia cinese, e la possibilità di dettare regole a livello geopolitico non è da meno. La Cina guarda con interesse a Groenlandia e Islanda come hub commerciali e marittimi locali, investendo già nella costruzione di un centro di ricerca in Islanda, oltre a registrare un lavoro immenso dell’Ambasciata cinese a Reykjavík e suggerendo un porto d’altura per il Nord del Paese. Il tunnel sottomarino andrebbe a ridurre il tempo di percorrenza dalle due ore di traghetto a circa 20 minuti, velocizzando gli scambi commerciali e assicurando un corridoio logistico anche durante le giornate particolarmente vivaci da un punto di vista meteorologico.

Inoltre, esso assicurerebbe grandi vantaggi alla comunità estone che si sposta in Finlandia per lavoro. Uno studio di fattibilità commissionato dai governi di Finlandia ed Estonia e pubblicato nel 2017 ha stabilito la data di apertura della struttura nel 2040, ma si stima che la costruzione del tunnel potrebbe anche precedere la data di chiusura dei lavori. Molto dipenderà dalle valutazioni di impatto ambientale che saranno redatte e visionate. I cambiamenti climatici hanno trasformato la regione artica da zona dimenticata ed inarrivabile a nuova area di conquista e frontiera di sviluppo economico per il commercio mondiale.

Una zona artica navigabile potrebbe accorciare le rotte del 40 per cento circa tra Europa e continente asiatico.

Ciò comporterebbe una navigazione in acque più profonde ove impiegare navi più grandi, capaci di trasportare un numero maggiore di merci.

La rotta Nord-Ovest, attraverso le isole dell’Arcipelago artico Canadese, e la rotta Nord-Est, al largo delle coste siberiane offrono benefit troppo vantaggiosi per essere ignorati: la rotta ad Est, consentirebbe di risparmiare circa 10 giorni di navigazione tra l’Europa e l’Asia, mentre quella ad Ovest permetterebbe di ridurre la rotta di circa 4000 km ignorando il canale di Panama.

La rotta di Nord-ovest si snoda tra le isole dell’arcipelago canadese, in acque con uno status giuridico contestato.

La rotta di Nord-est costeggia la Siberia settentrionale, si trova in acque russe ed è connessa alla Northern Sea Route, che si estende dalla costa siberiana allo stretto di Bering, una zona molto cara al presidente Vladimir Putin. Lo scioglimento dei ghiacci sta anche rendendo più accessibili le risorse minerarie della regione.

Già adesso il 10 per cento del petrolio e il 25 per cento del gas naturale mondiale viene dall’Artico. L’impianto di Gazprom nella penisola di Yamal, già operativo, fornirà fino a 360 miliardi di metri cubi di gas naturale all’anno, trivellando fino a 2mila metri di profondità e a 50 gradi sottozero.

L’Artico, però, si stima, contiene anche il 13 per cento del petrolio mondiale ancora da scoprire e il 30 per cento del gas naturale. Ciò che appare certo che si tratti dei collegamenti tra Estonia e Finlandia oppure le manovre politiche di Russia, Cina, Canada e Usa e che la zona artica diviene sempre più vivace e politicamente importante.

Prospettive da studiare con attenzione per le possibili ricadute commerciali, ambientali e di ricerca scientifica che provengono da questo fragile sistema, ritenuto molto appetitoso per i numerosi attori contemporanei della nostra geopolitica globale.

Approfondimento di Domenico Letizia pubblicato dal quotidiano “L’Opinione delle Libertà“.

 

 

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