Food e Blockchain: il futuro del cibo tra qualità e sostenibilità

L’emergenza legata alla pandemia internazionale ha posto nuovamente, e con urgenza, l’attenzione sull’accesso al cibo, alla corretta alimentazione e alla sostenibilità. Il settore e le dinamiche legate all’agrifood innovativo riguardano un’importante percetuale della popolazione mondiale e l’innovazione nel settore rappresenta una delle principali opportunità di sviluppo economico e occupazionale. Guardando all’Italia, nel 2019, il mercato italiano dell’Agricoltura 4.0 è aumentato rispetto all’anno precedente per un valore totale di 450 milioni di euro, equivalente al 5% di quello mondiale. Nel 2018 si era fermato a 370 milioni e nel 2017 non superava i 100 milioni di euro. Attualmente, nel mondo, le startup legate all’agricoltura 4.0 ammontano ad un valore di 13,5 miliardi di dollari. L’Europa copre il 31% e si posiziona al secondo posto dietro il Nord America che detiene una quota del 39% e un valore del 37% del totale. Tuttavia, le novità più interessanti provengono dal sud dell’Europa. Mediterraneo Allargato, Africa, Tecnologie gastronomiche, Sviluppo sostenibile, Mare, Blockchain, Internet delle Cose, Web e innovazione sono gli argomenti dell’attualità legati al food e alla produzione sostenibile. L’Italia è chiamata a svolgere un ruolo importante, sia per quanto riguarda la produzione di cibo sia soprattutto per la produzione di eccellenza del cibo stesso, ma anche per la “qualità” di una nuova cultura verso il cibo che proprio il nostro paese deve essere in grado di esprimere. Se guardiamo al ruolo dell’Italia nei dati del Food Sustainability Index notiamo che il nostro paese sta generando meccanismi di innovazione a livello di sostenibilità della produzione agricola, grazie, probabilmente, anche alle spinte innovative che arrivano a livello di Agricoltura 4.0 e Smart Agrifood e al sostegno sia del Mipaaf che della comunità internazionale. La sostenibilità è una questione di conoscenza, di cultura e di mobilitazione, in particolare, delle nuove generazioni. Per l’economista Jeffrey Sachs non c’è tempo da perdere, le risorse si stanno consumando a una velocità tale che non ci è consentito nessun ulteriore ritardo ed è assolutamente necessario intervenire al più presto per cambiare il sistema alimentare globale. Sachs richiama gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 dell’Onu che tracciano una roadmap verso la sostenibilità dove siamo già in ritardo, dove occorre recuperare e a maggior ragione occorre accelerare l’innovazione culturale proprio perché il grosso rischio è quello di non avere la consapevolezza del pericolo e dei pericoli che minacciano il pianeta a fronte di un consumo di risorse come quello attuale. In un mondo dove la sostenibilità economica, intesa come capacità di generare in particolare reddito e lavoro, ma anche di salvaguardare il capitale economico, umano/sociale e naturale, la rivoluzione innescata dalla blockchain nel settore agroalimentare riveste sicuramente un’importanza di primo piano. Una visione del futuro della filiera agricola e agro-alimentare secondo cui, grazie alle tecnologie digitali, l’intero comparto aumenterà la propria competitività. La tracciabilità alimentare, la capacità di tenere traccia di ogni alimento o sostanza che viene utilizzata per il consumo, e di tutti i processi che questi hanno subito, non solo genera un miglioramento della gestione delle scorte, la riduzione degli sprechi alimentari e il consolidamento delle relazioni di filiera, ma la immutabilità delle informazioni promesse dalle piattaforme blockchain fornisce anche la trasparenza lungo tutta la filiera, soddisfacendo così la richiesta sempre maggiore di autenticità del consumatore. La tracciabilità è uno strumento di trasparenza e tutela del consumatore finale, che si batte non solo contro la contraffazione ma anche e soprattutto per la sicurezza alimentare. Un’azienda capace di mettere il consumatore finale nella condizione di reperire con facilità tutte le informazioni relative alla produzione e alla conservazione di un determinato prodotto, rafforza enormemente il rapporto di fiducia con il cliente e giustifica prezzi più alti rispetto a concorrenti meno trasparenti. La trasparenza è essenziale in ogni fase della filiera e proprio per questa ragione è necessario che ogni consumatore sviluppi una personale cultura dell’informazione, informandosi non solo sull’origine e sulla provenienza di un prodotto, ma anche sul contenuto di questo e sulle materie prime impiegate. Per questi motivi, in tutto il mondo alimentare sono state avviate grandi manovre per istituire una blockchain per la tracciabilità alimentare. Attualmente, giganti come Walmart, Nestlè, Unilever, Dolce e Carrefour stanno sperimentando un nuovo modello integrato di tracciabilità alimentare capace di impostare informazioni condivise lungo tutta la Food chain. Non solo, anche le organizzazioni internazionali legate ai progetti europei e nel Mediterraneo stanno concependo e concretizzando modelli integrati di sostenibilità alimentare ed ambientale, tracciabilità, qualità, conoscenza e digitale. Tra questi esempi vi è il progetto legato al grano autoctono del Mediterraneo, denominato “IngraMed“.

L’esempio del progetto “IngraMed”.

Il progetto “IngraMed” intende fornire un contributo concreto alla valorizzazione dei Grani Autoctoni del Mediterraneo, con il consolidamento del legame nell’agricoltura tra prodotti e territori, storie, cultura e tradizioni, per lo sviluppo di nuove filiere etiche, innovative, tecnologiche e sostenibili di prodotti agricoli locali. Dopo l’emergenza sanitaria, molti italiani sono tornati a fare la spesa ma con più attenzione e il controllo della qualità del prodotto è divenuto un elemento importante anche nell’acquisto di farine, pane e frumento. Un nuovo approccio alla Dieta Mediterranea, all’idea di frumento e all’importanza di politiche alimentari legate al Mediterraneo. Il progetto che segue tale direzione è Roads of the indigenous grains in the Mediterranean (IngraMed), presente sul portale PRIMA Observatory on Innovation (Poi), ideato e coordinato da Gi.&Me. Association, associazione presieduta dall’ingegnere Franz Martinelli, con partner dall’Italia, dalla Grecia, dalla Tunisia e dal Marocco. Il progetto pone i grani autoctoni e il Mediterraneo al centro di interessi economici e formativi, poiché i grani autoctoni sono una parte integrante del patrimonio genetico della biodiversità mediterranea, frutto della selezione operata dai contadini in novemila anni di storia dell’agricoltura delle civiltà del Mediterraneo. Ricordiamo che nel periodo compreso tra luglio 2019 e febbraio 2020 l’Italia ha importato 1,8 milioni di tonnellate di frumento, pari ad un +54% rispetto allo stesso periodo della campagna 2018 e 2019. Come evidenziato anche dall’ISMEA che ha svolto, e continua a programmare, interessanti indagini sulla domanda e l’offerta dei prodotti alimentari, durante e dopo le settimane di diffusione del coronavirus in Italia, soprattutto per le filiere cerealicole, il tema dell’approvvigionamento della materia prima risulta di fondamentale importanza, così come la qualità e la tracciabilità del grano e dei suoi derivati. Ad oggi risulta importante osservare il lavoro di quelle piattaforme e network internazionali che spingono molto sul legame tra innovazione e food. Nel Mediterraneo un ruolo centrale è svolto dalla Fondazione PRIMA (Partnership for Research and Innovation in the Mediterranean Area) deputata all’attuazione dell’iniziativa e alla gestione dei bandi di finanziamento.

La Fondazione PRIMA: investire in innovazione, intelligenza artificiale e sostenibilità alimentare.

Il programma PRIMA, che promuove attività congiunte di ricerca e innovazione nel settore agrifood tra 19 Paesi del Mediterraneo, rappresenta una realtà estremamente interessante per il futuro del food e della sostenibilità. Nel 2019, circa 56 milioni di euro hanno foraggiato la ricerca e l’innovazione nel settore agrifood e gestione risorse idriche. In particolare, i bandi PRIMA, che nel 2018 hanno sostenuto progetti per 48,5 milioni di euro, hanno raddoppiato il finanziamento per progetti di innovazione e introdotto risorse economiche per le proposte capaci di collegare le tre aree di intervento di PRIMA: gestione efficiente delle risorse idriche, agricoltura sostenibile e filiera agro-alimentare. Nel 2020 il programma euromediterraneo PRIMA ha messo a disposizione per il 2020, 70 milioni di euro per sostenere progetti di ricerca e innovazione sui sistemi agroalimentari sostenibili e la gestione delle risorse idriche nel bacino del Mediterraneo. L‘iniziativa, che è al suo terzo anno di attuazione, ha un budget di 500 milioni su 7 anni ed è promosso e finanziato congiuntamente dalla Commissione Europea e da 19 Paesi dell’area Euro-Med, 11 membri dell’Unione (Cipro, Croazia, Francia, Germania, Grecia, Italia, Lussemburgo, Malta, Portogallo, Slovenia, Spagna) e 8 non europei (Algeria, Egitto, Giordania, Israele, Libano, Marocco, Tunisia, Turchia).

Le regole di partecipazione sono quelle di Horizon 2020 con la particolarità che  partecipano almeno tre soggetti privati o pubblici, dotati di personalità giuridica e stabiliti ciascuno in diversi Paesi partecipanti a PRIMA. Di questi Paesi, almeno uno dev’essere stabilito in un Paese della sponda sud tra gli 8 non-EU aderenti a PRIMA. Angelo Riccaboni, Presidente della Fondazione PRIMA ha recentemente ricordato che “una delle caratteristiche distintive dei bandi di quest’anno è quella di fornire soluzioni per l’agricoltura dell’area mediterranea per mitigare gli impatti del cambiamento climatico e produrre in modo più efficiente. PRIMA, che ha sin dall’inizio posto al centro il tema della sostenibilità in sintonia con le indicazioni dell’Agenda 2030 dell’ONU e gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, è in linea con il Green Deal europeo e la strategia “Farm to Fork” della Commissione europea, a ulteriore conferma dell’importanza strategica del programma per determinare il futuro più prospero del Mediterraneo. Nella attuale situazione di emergenza mondiale siamo al fianco delle ricercatrici e dei ricercatori sostenendo il lavoro e l’impegno per poter coniugare ricerca e innovazione che rappresentano il futuro sostenibile del nostro Paese, dell’Europa e dell’intero Pianeta. Mai come adesso, della ricerca abbiamo enorme bisogno”.

Su queste sfide, la Fondazione PRIMA insieme al Segretariato italiano di PRIMA (ospitato al Santa Chiara Lab dell’Università di Siena) ha realizzato, in collaborazione con l’Unione per il Mediterraneo, un dibatto online sugli scenari futuri e le azioni necessarie per uno sviluppo equo e sostenibile.

L’innovazione, la tracciabilità e la digitalizzazione sono le leve fondamentali, ampiamente riconosciute dai partner della Fondazione PRIMA, per lo sviluppo sostenibile dell’area del Mediterraneo. “Abbiamo il privilegio di collaborare con le principali istituzioni, organizzazioni e iniziative per promuovere congiuntamente soluzioni innovative per un sistema agro alimentare più sostenibile nell’area del Mediterraneo. Possiamo indurre trasformazioni positive, offrendo opportunità concrete a agricoltori, innovatori, ricercatori e PMI, soltanto attraverso partenariati più forti”, ha dichiarato Angelo Riccaboni, Presidente della Fondazione PRIMA. La collaborazione nel Mediterraneo potrebbe innescare nuove prospettive di innovazione nel settore, valorizzando l’agricoltura e implementando le potenzialità della Dieta Mediterranea.  A causa dell’emergenza coronavirus fiere, congressi ed eventi sono stati annullati, bloccando così l’opportunità di poter promuovere e far conoscere le produzioni agricole del territorio al pubblico. Una parziale risposta potrebbe giungere da una nuova visione della cooperazione nel Mediterraneo che ponga al centro l’innovazione sostenibile, la digitalizzazione e le tecnologie satellitari per il controllo dei campi, l’autenticità dei prodotti, delle lavorazioni e la prevenzione dei disastri ambientali.

Il ruolo della comunicazione tra food, digitale e network.

Insistendo sul tema del rapporto tra alimentazione, salute, comunicazione e approccio culturale è importante mettere in evidenza l’importanza di favorire lo sviluppo della conoscenza presso i consumatori. In questo senso un ruolo fondamentale è svolto dall’utilizzo dei dati e degli agridata e il rapporto di conoscenza che vi è sulla tecnologia dell’agrifood in generale, perché ci sia una consapevolezza profonda, un monitoraggio continuo di tutte le informazioni che devono accompagnare i prodotti lungo tutto il ciclo di vita del prodotto, che non termina nel momento in cui arriva sullo scaffale del retail, o quando viene consumato. Una profonda innovazione culturale che ci porta verso una maggiore trasparenza. Dalle sollecitazioni dei consumatori legate all’attualità del dibattito sulla indicazione dell’origine del grano autoctono italiano e del mediterraneo nelle etichette, è arrivato un invito a leggere con la dovuta attenzione i temi della provenienza e della qualità. Un ruolo importantissimo per costruire una nuova cultura che porti l’attenzione più in profondità sui prodotti, sulle materie prime, sul lavoro necessario per produrre e lavorare i prodotti, sull’impegno e sui costi necessari per “disporre di quel cibo” così come sui costi collegati al suo consumo e allo smaltimento dei rifiuti. Tutti i temi della supply chain, del rispetto della territorialità e della stagionalità. Creare un brand del prodotto. Infatti, Brand reputation e brand awareness sono gli obiettivi «prioritari» della maggior parte delle imprese italiane, seguiti solo a distanza dall’engagement dei consumatori. Non a caso il brand e i suoi valori sarebbero, subito dopo i prodotti, i temi centrali nella maggior parte delle strategie di comunicazione digitale food. In Italia, quanto alle piattaforme predilette dalle aziende food che fanno comunicazione digitale, il primato di Facebook sembra ancora incontrastato: poco più del 75% dei brand utilizza Instagram e un brand italiano del food su due non ha un canale YouTube. Invece, molto poco utilizzati sono i servizi di messaggistica istantanea, come WhatsApp Business che tramite chatbot e altre soluzioni ad hoc propone idee interessanti, che potrebbero essere sfruttati per il customer care e per altre tipologie di comunicazione digitale. Per vendere un prodotto food non basta promuovere un prodotto di qualità, ma è indispensabile curare la propria immagine aziendale, sviluppare uno storytelling, ma soprattutto avere una visione e un piano d’azione preciso ma dinamico. Solo attraverso una strategia strutturata di food marketing è possibile sviluppare il posizionamento di un brand nel settore food, migliorare la sua reputazione, trovare nuovi clienti e fidelizzare quelli acquisiti. Possiamo comprendere in tal modo l’importanza del food marketing come l’insieme delle strategie e tecniche di marketing e di comunicazione che permettono a un prodotto, o più in generale a un brand, di emergere. Per farsi conoscere ed espandere la propria attività, è necessario che le piccole e grandi imprese sviluppino progetti di food marketing, soprattutto se parliamo di prodotti sostenibili, di qualità e tracciati. Quello che ancora manca oggi, in un mercato globale e sempre più competitivo, è una cultura del food marketing radicata nel contesto aziendale. Tuttavia, possiamo dire che l’elemento comunicazione nel mondo del food ha favorito l’emergere di un’alimentazione di qualità, tracciata, pronta a presentarsi in tutta la sua eccellenza, valorizzando il made in Italy sui mercati interni ed esteri. L’innovazione è food e la comunicazione è innovazione.

Approfondimento di Domenico Letizia pubblicato dalla rivista di Geopolitica e Affari Internazionali “Atlantis“.

#AngeloRiccaboni, presidente della Fondazione PRIMA: “Possiamo indurre trasformazioni positive offrendo opportunità…

Pubblicato da Segretariato Italiano di PRIMA su Martedì 29 dicembre 2020

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