Blue Sea Land, la blue economy e il Mediterraneo

Anche quest’anno si è volto l’evento “Blue Sea Land” dedicato alla pesca e alla blue economy e organizzato dal Comune di Mazara del Vallo, in Sicilia, assieme al Ministero degli Affari degli Esteri, Regione Sicilia e Distretto della Pesca e Crescita Blu. Sono state descritte e soddisfatte le aspettative delle priorità di questa edizione di Blue Sea Land: da quelli ambientali legati agli influssi del clima nella pesca ed all’inquinamento da plastica, a quelli dell’innovazione tecnologica e dell’economia circolare.

Blue Sea Land è riuscita nella valorizzazione delle risorse delle filiere agro-ittico-alimentari ed energetiche, delle eccellenze e dei territori, attraverso la cooperazione economica, del dialogo e tra popoli. L’importantissimo evento di Mazara del Vallo, con la collaborazione dell’Agenzia Ice, nel quadro del sostegno all’internazionalizzazione delle aziende italiane, ha sviscerato le progettualità di scambio e di rafforzamento della diplomazia nel Mediterraneo. Opportunità, che l’agenzia ha intravisto nel settore della pesca, nella collaborazione industriale e commerciale tra aziende nazionali legate al settore e i partner internazionali ed esteri. Fulcro dell’evento sono stati gli innumerevoli B2B organizzati dall’Ice, con il supporto del Distretto della Pesca e Crescita Blu. Alle aziende italiane iscritte è stata concessa la possibilità di presentare le proprie competenze ad una platea di potenziali partner esteri, e quindi accelerare la propria crescita con l’approdo su mercati esteri.

Paese focus dell’iniziativa è stato l’Angola. Lo stato dell’Africa possiede grandi riserve di pesce, ma il settore è scarsamente sviluppato, sia nella trasformazione e distribuzione del pesce fresco e congelato, che nella cantieristica. Il governo angolano ha lanciato un ambizioso piano di sviluppo del settore puntando alla creazione di istituzioni legate all’implementazione della pesca nazionale. Per essere ammesse alla concessione di fondi pubblici, alle aziende angolane per lo più attive nella sola estrazione, è stato fatto obbligo di reperire partner esteri di comprovata esperienza con cui avviare, sviluppare e intraprendere rapporti di collaborazione commerciale e in attività di stoccaggio e lavorazione. Opportunità troppe ghiotte sia per le aziende italiane legate al settore che per quelle dell’intero bacino del Mediterraneo. Tale cooperazione è finalizzata alla crescita di competenze tra aziende estere e quelle dell’Angola, generando concrete opportunità nei settori della trasformazione e commercializzazione della pesca, ma anche nella cantieristica e settori annessi, valorizzando l’intera logistica legata al variegato mondo della blue economy. Durante i lavori sono emerse novità geopolitiche importanti come l’opportunità di incrementare iniziative con la Libia. Grazie al Distretto della Pesca e Crescita Blu, con la collaborazione di Salvatore Quinci, Sindaco di Mazara del Vallo, durante l’apertura dei lavori di “Blue Sea Land”, si è svolto un importante meeting tra le istituzioni italiane e quelle della Libia nel tentativo di raggiungere un accordo nella gestione della pesca.

La delegazione libica guidata dal Ministro dell’Agricoltura e della Pesca della Libia, Abdelbast Ghanimi, composta da diversi esperti del settore pesca, ha sottolineato l’importanza dell’avvio di un tavolo di confronto che possa porre le basi per un’attività di cooperazione in grado di soddisfare, da una parte le esigenze dei pescatori italiani, in particolare della Regione Sicilia, dall’altra quella del popolo libico, con l’obiettivo di promuovere la formazione dei propri addetti alla pesca grazie ad un network di pescatori esperti italiani e pescatori della Libia. Una cooperazione che riguarda anche l’agricoltura e la logistica del mare, se pensiamo al commercio dei prodotti dell’agricoltura attraverso il Mare. Lo sfruttamento della fascia costiera per la costituzione di filiere produttive rivolte alla qualificazione e all’esportazione del prodotto potrebbe costituire la strada maestra per consentire lo sviluppo di un’industria locale in grado non solo di soddisfare il mercato interno ma anche di promuovere l’esportazione dei prodotti, grazie alla prossimità di potenziali mercati di destinazione che affacciano tutti sul Mediterraneo. Anche dopo la rivoluzione del 2011, l’Italia si è confermata, nel complesso, il principale partner economico della Libia. Il mercato italiano è una meta importantissima dell’export libico, avendo assorbito già nel 2012 oltre un quinto delle esportazioni dalla Libia.

Un primato che oggi è possibile riguadagnare attraverso la promozione di progetti legati alla blue economy e alla pesca comune nel Mediterraneo.

Inoltre, durante i lavori hanno avviato operazioni di interesse economico, rafforzando la collaborazione internazionale e diplomatica, delegati dal Marocco, dall’Algeria, dalla Tunisia, dall’Egitto, dal Libano, degli Emirati Arabi Uniti e dell’Oman. Opportunità descritte e rilanciate anche dai tavoli di lavori, presso la Farnesina, dell’Iniziativa WestMed, organizzata dai partner e dai coordinatori nazionali WestMed per l’Italia, in particolare il Dipartimento di coesione all’interno della presidenza italiana dei ministri e del ministero degli Affari Esteri, che riunisce più di 40 organizzazioni tra autorità regionali, ministeri nazionali e altre strutture legate all’economia blu in Italia.

Altra notizia importante è la candidatura di Blue Sea Land come protagonista del Padiglione Italia di Expo 2020 a Dubai. Candidatura avutasi durante l’incontro sulla partnership tra i paesi IORA, il cosiddetto Indian Ocean Rim che raggruppa 18 paesi rivieraschi e del Mediterraneo, al quale ha partecipato Marcello Fondi, vice commissario generale per l’Expo di Dubai. Ricordiamo che nell’aprile di quest’anno, il Parlamento europeo ha approvato il primo piano di gestione delle opportunità di pesca e di gestione degli stock nel Mediterraneo occidentale che copre gli stock ittici demersali, come i gamberetti e gli scampi e punta a “garantire il loro sfruttamento, pur mantenendone la capacità riproduttiva”. Nel 2020, primo anno di attuazione del piano, la capacità di pesca massima consentita sarà ridotta del 10% rispetto ai giorni di pesca autorizzati tra il 2012 e il 2017. Nei successivi 4 anni la capacità massima sarà ulteriormente ridotta del 30%. Il testo approvato richiede anche di “emendare il Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (FEAMP), per permettere di sostenere finanziariamente le aziende di pesca che dovranno cessare le attività, in seguito alle nuove norme”. D’altronde, non bisogna dimenticare che secondo i dati della Commissione Ue il Mar Mediterraneo si trova attualmente nel peggiore stato di tutti i mari europei, con circa il 90% degli stock ittici abbondantemente sfruttati e alcuni ad alto rischio di completo collasso. Il nasello europeo, la triglia e la rana pescatrice sono tutti pescati a livelli circa 10 volte più alti di quelli che sono considerati sostenibili.

La collaborazione nel Mediterraneo in tema di pesca è essenziale ed appare un aspetto importante delle prospettive, da incrementare, legate alla blue economy.

Rotaract For Sustainable Future.

Generazione 2030: Progetti e prospettive sulla sostenibilità nel Mediterraneo.

Tra i progetti più interessanti, oggetto di attenzione nel corso dei lavori della Blue Sea Land di Mazara del Vallo, possiamo menzionare quello riguardante la creazione di un network tra operatori italiani, spagnoli, tunisini, egiziani e libanesi a cui partecipa la Gi.&Me. Association e Slow Food Tebourba, sul quale ha parlato Franz Martinelli nel corso del convegno “Rotaract for sustainable future”, moderato dal past governor Vincenzo Montalbano Caracci. Ben 42 Club Rotaract siciliani hanno partecipato al convegno organizzato ed ideato da Marco Tumbiolo, presidente del Rotarct Club Mazara del Vallo, con l’obiettivo di invitare alla riflessione su “Generazione 2030: progetti e prospettive sostenibili nel Mediterraneo”. Al convegno, che ha visto partecipare ai lavori anche l’ambasciatore della Guinea Equatoriale in Italia Cecilia Obono Ndong, sono stati relatori: il dott. Dario Cartabellotta, direttore generale del Dipartimento Agricoltura Regione Sicilia, che ha fatto un breve excursus su la storia del Mediterraneo per dimostrare come la collaborazione mediterranea avveniva già in tempi a noi lontani data la simile cultura di base nelle sue varie sponde e grazie alla triade mediterranea vite, olivo e grano; Enrico Granara, ministro plenipotenziario al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale nelle iniziative multilaterali euro-mediterranee, che ha illustrato i punti salienti derivati dal IV Forum Mediterraneo tenutosi a Barcellona, nel quale si avvertiva del rischio che corresse il bacino e le popolazioni ivi residenti, dove a fronte di un innalzamento della temperatura, milioni di residenti soffrirebbero la mancanza d’acqua con l’aumento del 50% del pericolo di inondazioni, oltre la diminuzione dello stock ittico e un conseguente abbassamento delle quote di pesce pescato; l’avvocato Giovanni Moschetta, consulente dello studio GOP Legal, che ha incentrato il suo discorso sul diritto della sostenibilità e le prospettive della disciplina giuridica di inserire norme per la tutela e la salvaguardia ambientale; il dott. Antonino Salerno, amministratore delegato della Salerno Packaging, azienda leader in Sicilia nel settore nell’ambito dell’impacchettamento in scatole di latta, che ha descritto il loro processo economico e commerciale definito come un successo dell’ economia circolare; l’Ing. Franz Martinelli, presidente di Gi.&Me. Association, che ha parlato dei principali progetti che vedono impegnata l’Associazione sul tema della sicurezza alimentare, quale quello in Tunisia sul ritorno alla semina dei grani antichi, che rispetto al grano tradizionale hanno più vitamine , sono più digeribili, contengono meno carboidrati e non fanno sviluppare intolleranze al glutine, e quello finalizzato alla valorizzazione e tutela del pescato nel Mediterraneo. Quest’ultimo progetto, denominato “Surfish – Foresting Mediterranean Fish Ensuring Traceability and Authenticity”, a cui partecipa Gi.&Me. Association insieme ad importanti partner, intende creare un network tra operatori del Mediterraneo intenzionati ad intraprendere iniziative tese alla valorizzazione del patrimonio ittico nel Mediterraneo, al monitoraggio, all’analisi della tracciabilità e della sostenibilità del pescato, lanciando una cooperazione in tema di pesca e tutela del mare, interrogando i protagonisti principali che si affacciano sul Mediterraneo e ponendo attenzione alle attività ecosostenibili. Conclude il suo intervento l’Ing. Martinelli sostenendo che “oggi la maggior parte delle specie vendute nei negozi di pesce e nelle attività commerciali non sono di provenienza locale e che l’attività dei pescatori artigianali va sostenuta attraverso azioni congiunte volte a valorizzare anche le tradizioni e le culture locali, e ciò in quanto le reti locali di vendita e acquisto del pescato aumentano sicuramente anche il reddito dei pescatori e delle loro famiglie”. Per ultimo, il Tenente di Vascello Michele Torraca, inquadrato nella Capitaneria di Porto, ha relazionato sui dati e le analisi legate all’attività di prevenzione e di sanzionamento agli illeciti commessi nelle varie attività marittime.

Al termine dei lavori congressuali, i vari club Rotaract aderenti all’iniziativa hanno firmato un protocollo d’intesa al fine di rispettare i vari punti dell’Agenda2030, quel documento programmatico redatto dall’ONU e nel quale sono stilati 17 obiettivi da realizzare entro il 2030 per l’appunto che vertono dal miglioramento dell’istruzione, di una più facile accessibilità alle risorse idriche, alla lotta al cambiamento climatico e una maggiore tutela di tutto ciò che rappresenta il patrimonio idrico.

Importante ribadire che dalle recenti analisi della FAO è stato evidenziato che a differenza di altre importanti zone di pesca, le attività di pesca nel Mediterraneo e nel Mar Nero non hanno vasti stock monospecifici e sfruttano invece una varietà di stock di pesci, oltre a molluschi e crostacei. La flotta peschereccia ufficialmente dichiarata nel Mediterraneo e nel Mar Nero nel 2017 comprende circa 86.500 navi, 6.200 unità in meno rispetto al 2014. Le navi di piccole dimensioni costituiscono la maggior parte della flotta della regione. I pescherecci di piccole dimensioni generano la maggior parte dell’occupazione (59%) nel settore, ma generano solo il 26% delle entrate totali. I lavoratori delle navi di piccole dimensioni guadagnano solo il 50% circa di quanto guadagnano i lavoratori di pescherecci con reti da traino e reti a circuizione. Sostanzialmente, anche dalle analisi, risulta evidente la necessità di intraprendere collaborazione e cooperazione nella regione del Mediterraneo.

Approfondimento di Domenico Letizia, pubblicato dalla Rivista di Affari Internazionali e Geopolitica “Atlantis“.

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