Blue-Economy

Nel corso degli ultimi mesi presso il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, si sono svolti numerosi incontri sull’importanza della blue-economy con i protagonisti dell’Hub nazionale italiano WestMED. Ospitato dai coordinatori nazionali WestMED per l’Italia, in particolare il Dipartimento di coesione all’interno della Presidenza italiana dei Ministri e del Ministero degli Affari esteri, gli incontri riuniscono più di 40 organizzazioni tra autorità regionali, ministeri nazionali e altre strutture legate all’economia blu in Italia.

Gli incontri hanno l’obiettivo di introdurre il meccanismo di assistenza WestMed (WMAM), i suoi obiettivi, le sue funzioni e il suo ruolo, in modo da avviare un dialogo per l’identificazione delle priorità nazionali per i progetti strategici che saranno supportati dall’iniziativa. Identificate le priorità nel contrasto all’inquinamento da plastiche nel mare e nelle acque dolci e il turismo ecosostenibile. Il complesso di attività legate direttamente o indirettamente alla risorsa mare, comprende quasi 200mila imprese, tra pesca, cantieristica, trasporti marittimi, turismo e attività di ricerca, pari al 3,2 per cento del totale. Lo rivela Confcommercio, secondo cui questo settore produce circa il 3 per cento del Prodotto interno lordo e dà lavoro a oltre 880mila occupati, con dinamiche di crescita negli ultimi anni ben superiori a quelle dell’intera economia. Tra le tematiche oggetto di analisi ritroviamo pesca ed acquacoltura, portualità, logistica intermodale ed Infrastrutture, turismo marittimo e costiero, sviluppo ed ecosistemi locali, Maritime Clusters Development&Networking, blue skills, Vet e opportunità di collegamento scuola-lavoro.

Una sfida per il nostro paese per il futuro dell’intero bacino del Mediterraneo.

I miei approfondimenti sulla blue-economy: