Analizzare il CETA tra opportunità economiche e vantaggi per il Sud Italia

L’Accordo economico e commerciale globale (CETA) tra Canada ed Unione Europea, sancisce il libero scambio tra le due regioni. Il Ceta, prima di entrare pienamente in vigore, deve essere approvato dai parlamenti nazionali e, in alcuni casi, anche da quelli regionali dei Paesi dell’Unione Europea. Attualmente, i Paesi che lo hanno ratificato sono Spagna, Portogallo, Estonia, Lituania, Lettonia, Malta, Danimarca, Repubblica Ceca, Francia e Croazia. In Italia, l’accordo risulta essere un acceleratore di opportunità per molte realtà produttive del settore agro-alimentare, ma il Parlamento italiano deve ratificare l’accordo, e superare pregiudizi di natura politica, per farlo entrare pienamente in vigore. L’economia italiana non vive un periodo di fioritura o di espansione. In questi anni, il comparto industriale si è molto affidato alle esportazioni. Gli ultimi dati economici dimostrano che la domanda interna italiana non aumenta e innumerevoli sono le problematiche degli imprenditori in rapporto a burocrazia, tassazione e logistica nazionale. Inoltre, l’Europa vive un’attualità geopolitica estremamente complessa, tra l’aggressione della Cina e la visione della Via della Seta, l’emergere del protagonismo russo e il nuovo isolazionismo statunitense che vede in Trump un nemico dell’Europa e un sostenitore dell’indipendenza britannica. In tale mix geopolitico, la questione Ceta diventa sempre più pressante. Allo stato attuale sono le regioni settentrionali della nostra penisola che hanno tratto vantaggio da tali accordi. Il Canada è uno dei principali paesi destinatari di food&beverage emiliano-romagnolo, dove è anche possibile la maggior crescita. Emblematiche le recenti dichiarazioni del presidente di Confagricoltura Emilia-Romagna, Eugenia Bergamaschi, rientrata recentemente dalla missione istituzionale promossa dalla Regione in Canada, alla quale hanno partecipato organizzazioni agricole ed enti universitari.

La delegazione guidata dall’assessore regionale all’Agricoltura, Simona Caselli, ha seguito un fitto programma di incontri per creare nuove opportunità commerciali e strette relazioni nel campo della ricerca. “Questo viaggio testimonia la validità del Ceta. Un ringraziamento particolare va al governatore Bonaccini, che fin da subito ha creduto nel trattato di libero scambio Ue-Canada. Tale accordo ha avuto un effetto traino sulle migliori produzioni del nostro territorio, dal formaggio Parmigiano Reggiano al salume ai vini, garantendo così reddito agli agricoltori”, hanno affermato dagli uffici dell’assessorato regionale.

Accordi economici importanti con partner affidabili di estrema importanza che meriterebbero attenzione soprattutto dalla realtà imprenditoriale e politica del meridione della nostra Penisola. Il trattato serve ad eliminare una serie di barriere economiche e restrizioni tra Canada ed Europa, in base ai seguenti punti chiave: liberalizzazione del mercato dei servizi; accesso delle imprese europee agli appalti pubblici canadesi; abolizione della stragrande maggioranza dei dazi doganali; riconoscimento della tutela delle denominazioni di origine; reciproco riconoscimento delle qualifiche professionali, più garanzie in materia di proprietà intellettuale.

In molti denunciano anche le eventuali problematiche provenienti dal CETA, dimenticando però che nello stesso trattato all’articolo 1 vengono inseriti dei meccanismi di tutela per le eccellenze nazionali e quindi anche italiane:

Il Ceta non indebolirà le norme e le regolamentazioni rispettive concernenti la sicurezza degli alimenti, la sicurezza dei prodotti, la protezione dei consumatori, la salute, l’ambiente o la protezione del lavoro. Le merci importate, i prestatori di servizi e gli investitori devono continuare a rispettare i requisiti nazionali, compresi norme e regolamentazioni”.

Il Canada è un paese di tradizioni giuridiche e legislative legate al mondo anglosassone, una regolamentazione simile a quella statunitense. In tale approccio giuridico non esiste l’istituto delle indicazioni geografiche ma domina la regola del copyright o del brevetto industriale. D’altronde, l’accordo prevede un meccanismo di risoluzione delle controversie investitore-Stato (“ISDS”), includendo anche un Sistema di Corte per gli Investimenti. Nel settembre 2017, il Belgio ha chiesto un parere della Corte di giustizia dell’Unione europea sulla compatibilità di tale meccanismo con il diritto dell’Unione. Il 30 aprile 2019, la Corte di giustizia dell’Unione europea ha deciso che l’accordo è compatibile con il diritto dell’UE dando il via alla creazione di un tribunale per applicare le disposizioni dell’accordo, con la possibilità di ricorrere a un ricorso tribunale.

Un’affidabilità che dovrebbe far riflettere soprattutto se si considera il pericolo di altri accordi come quello con la Cina, che a differenza del quadro giuridico canadese non ha tutele di brevetto e gioca allo spionaggio industriale e informatico, come più volte denunciato e sostenuto dall’Ambasciatore Giulio Terzi, già Ministro degli Esteri. Inoltre, come tutti gli imprenditori della nostra penisola hanno ben compreso, il sistema economico cinese tende proprio ad utilizzare le qualità autoctone locali della nostra penisola per copiare e contraffare i nostri prodotti. Con il Ceta ciò sarebbe quasi impossibile. Un’altra via commerciale, dai valori economici occidentali e giuridicamente competitiva e corretta, tutt’altro rispetto ai pericoli della famigerata visione della “Via della Seta”.

Approfondimento di Domenico Letizia, pubblicato dal Portale di approfondimento economico “Imprese del Sud“.

 

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